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    Home»Sviluppo sostenibile»Plastica in mare, microplastiche negli alimenti
    Sviluppo sostenibile

    Plastica in mare, microplastiche negli alimenti

    Giulia PerriBy Giulia PerriSettembre 20, 20210 Views3 Mins Read
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    Photo by Brian Yurasits on Unsplash
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    Un tema di cui tutti parlano, ma che non è stato ancora affrontato concretamente, colmando le lacune di un ordinamento, che finora non ha preso in seria considerazione il problema. La c.d. Legge Salva Mare giace dimenticata in Parlamento, dopo l’approvazione della Camera nel 2019 e dopo le audizioni delle parti sociali. Vediamo di cosa si tratta.

    Photo by Daiga Ellaby on Unsplash

    Il disegno di legge si pone i soliti nobilissimi fini: il risanamento dell’ecosistema marino, la promozione dell’economia circolare, campagne di sensibilizzazione per diffondere comportamenti virtuosi, ma soprattutto di prevenire l’abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune.

    Una delle misure del disegno di legge prevede una sorta di “non punibilità” per gli operatori del settore della pesca, che attualmente sono costretti a ributtare in acqua i rifiuti che abbiano accidentalmente raccolto durante la loro attività. In tal modo eviterebbero di essere esposti a sanzioni per illecita gestione di rifiuti.

    L’idea è che tali operatori possano portare a terra senza “paura” i rifiuti raccolti nelle acque e depositarli in punti di raccolta situati all’interno delle aree portuali.

    Per il momento tralasciamo l’ipotesi di pescatori che approdino a riva su aree prive di porti e concentriamoci solo sull’ipotesi più frequente. I rifiuti raccolti accidentalmente in acqua, salata o dolce che sia, sarebbero classificati come rifiuti urbani. Ciò comporta che saranno i Comuni a doversi occupare della loro rimozione e avviamento allo smaltimento o al recupero.

    Ma chi paga per questo servizio? È stato proposto di istituire una specifica componente della tassa rifiuti. Ma, ancora: chi stabilisce i criteri e le modalità di calcolo di tale componente? Per farlo sarebbe necessario, tanto per cominciare, avere dati precisi sui quantitativi raccolti e gestiti dal servizio comunale: chi avrà l’obbligo di fornire tali dati? Chi – banalmente – peserà i rifiuti conferiti?

    Foto di Quang Nguyen vinh da Pixabay

    Tali aspetti devono essere chiariti: negli avvisi di pagamento della tassa rifiuti comunale, infatti, verrà indicato l’importo dovuto per tale specifico servizio di cui beneficerà l’intera collettività.

    Ci sarà qualcuno che protesterà? Perché allo stato dell’arte saranno tenuti a pagare solo gli abitanti delle località dove saranno ubicati gli impianti di trattamento sulla base della tariffa stabilita annualmente dal proprio Comune. Tra l’altro, ciascuno è dotato di un proprio regolamento, che andrà modificato dal consiglio comunale. Insomma, sembra facile…

    Tuttavia, nonostante il contributo quasi di default – per un paese come il nostro – dell’Ufficio complicazione affari semplici, prendendo spunto dalle proposte emerse durante le audizioni e coordinandole, si potrebbe arrivare a un buon testo di legge, in tempi brevi.

    Basterebbe che le forze politiche parlamentari, per una volta d’accordo su un tema su cui appunto tutti si dichiarano d’accordo, si assumano il compito – non poi così difficile, ci verrebbe da dire – di completare l’opera iniziata.

    Autore

    • Giulia Perri
      Giulia Perri

      Avvocato e scrittrice, già redattrice di Tutti negli anni ’70, ho lo studio professionale a Milano, ma da qualche anno abito in una bellissima cittadina sul lago Maggiore.
      Sono nata a New York e sono arrivata in Italia da bambina, sbarcando a Napoli dove ho vissuto anni felicissimi, per poi trasferirmi a Roma e, dal 1975, a Milano dove sono rimasta fino al 2012.
      Sono un avvocato specializzato in diritto amministrativo e ho un particolare “focus” sul diritto ambientale e sulla prevenzione dell’inquinamento delle acque, da abbandono di rifiuti, da rumore, odori. Non sono un legale seduto dietro la scrivania in mezzo ai codici, ma mi confronto costantemente con le diverse realtà aziendali, con il management e con gli esperti nei diversi settori in cui opero.
      Credo molto nella comunicazione efficace e corretta, tramite i social e le testate o blog con cui collaboro.
      Convinta europeista, credo anche nel networking, in cui scambiare esperienze e conoscenza, per poter segnalare competenze e professionalità di livello, adatte alle sfide da affrontare.

    inquinamento legge salva mare pesca rifiuti
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