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    Diritti

    Donne in Turchia

    Giulia PerriBy Giulia PerriGennaio 20, 20220 Views8 Mins Read
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    L’avvocatessa Begum Mermeroglu

    Parliamo della condizione della donna in Turchia, con l’avv. Begum Mermeroglu di Istanbul, specializzata in diritto commerciale, membro di Will e molto attiva nel settore dell’empowerement delle donne nel suo paese.

    La Turchia è un grande paese, vicino all’Europa e al contempo così lontano. Ma siamo sicuri? Per quanto riguarda le donne turche, cosa sappiamo di loro?

    Per cominciare, Begum: come vivono e lavorano le donne turche?

    Penso che in Europa resiste ancora uno stereotipo sulle donne turche: non è noto – per esempio – che molte donne turche sono imprenditrici, e condividere queste informazioni è un primo passo per superare “miti” errati.

    Imprenditrici in quali settori?

    Mi piace far presente, prima di rispondere, che le donne imprenditrici in Turchia – come nel resto del mondo – non sono numeri per fare statistica, ma persone reali che vogliono prendere parte alla vita economica del loro paese.

    Le prime imprenditrici hanno iniziato nel settore commerciale, poi le donne turche hanno anche avviato attività di business. Tutte queste attività sono oggi saldamente nelle loro mani: le donne, infatti, detengono infatti per lo più la maggioranza delle azioni delle società che hanno fondato.

    Una donna che vive in una metropoli nell’estremo oriente della Turchia e inizia un’attività di allevamento di animali è anche una donna imprenditrice. Una donna che produce gioielli o accessori per la casa dalla propria abitazione nella parte più occidentale del paese e li mette in commercio con una registrazione fiscale è anch’essa una imprenditrice.

    La Basilica di Santa Sofia al tramonto – Foto di Fatih Yürür da Unsplash

    Un obiettivo importante per le donne turche…

    Certamente lo è: avviare una propria attività commerciale, produttiva o che fornisce servizi e generare reddito dal proprio lavoro.

    Questo fenomeno economico è iniziato negli anni ’80 del secolo scorso, decennio durante il quale la Turchia ha assunto un proprio ruolo storico con lo sviluppo del movimento delle donne. E’ stato valutato che più della metà delle imprenditrici operavano nel settore commerciale. All’incirca la metà di loro aveva solo un’istruzione di secondo livello e abitavano per lo più nelle grandi città.

    Hai riscontrato caratteristiche comuni tra le donne che hanno iniziato attività di business?

    Le principali caratteristiche delle donne imprenditrici in Turchia sono senz’altro la fiducia in se stesse, il coraggio e la resilienza.

    Inoltre, rispetto agli imprenditori uomini, le donne danno maggiore importanza alla reputazione sociale rispetto al profitto e sono più prudenti degli uomini nell’assumere rischi.

    Tra le imprese commerciali avviate da donne vi sono anche imprese di e-commerce?

    Un’imprenditrice è in grado di promuovere i propri prodotti sia fisicamente che telematicamente pressoché in qualunque settore, purché abbia un numero di riferimento fiscale.

    Vi sono anche benefici fiscali statali: nel 2019 è stata adottata una misura di esenzione fiscale fino a 35.316 lire turche all’anno per beni prodotti da imprenditrici che lavorano da casa e vendono in rete.

    Le donne imprenditrici in Turchia hanno dei vantaggi rispetto agli imprenditori uomini?

    Vengono supportate le PMI, le cooperative di donne e lo Stato prevede talune esenzioni fiscali.

    In Turchia le istituzioni private e pubbliche forniscono supporto finanziario alle imprenditrici: si pensi all’organizzazione per lo sviluppo delle PMI (KOSGEB), che nel 2020 ha stanziato 60.000 lire turche che hanno dato un concreto supporto a circa l’80% delle imprenditrici. A ciò si aggiungono gli aiuti finanziari forniti dall’organizzazione per lo sviluppo dell’agricoltura e della realtà rurale, dall’Associazione delle donne imprenditrici e dagli istituti bancari.

    Quali vantaggi hanno maggiore incidenza sulla vita delle donne?

    Dolmabahçe Sarayı – Foto di Meriç Dağlı da Unsplash

    Secondo i dati statistici nel 2020, 11.809 imprenditrici hanno beneficiato dei fondi del KOSGEB. Ma è difficile dare un quadro completo della situazione a causa dei diversi settori in cui operano le imprenditrici e le diverse località dove sono situate le aziende.

    A mio parere, oltre ai vantaggi fiscali, gli incentivi e le commissioni di favore nel settore dell’e-commerce, la qualità del training ricevuto prima di avviare l’attività imprenditoriale, giocano un ruolo molto importante per l’ingresso di un sempre maggior numero di donne nella vita economica del paese.

    I vantaggi creano una disparità rispetto agli uomini?

    A mio parere no: sono ancora gli uomini a predominare nella vita commerciale della Turchia. Non è solo una questione di potere economico. Questo è dovuto anche a un fatto culturale: gli uomini preferiscono acquistare da un altro uomo, e molti preferiscono comunque acquistare beni prodotti da imprenditori uomini perché ritengono che siano più affidabili e credibili delle donne.

    E’ importantissimo che le imprenditrici possano beneficiare di ulteriori incentivi e garanzie per colmare questo grave gap e realizzare – anche – un prezzo competitivo per i loro prodotti.

    Quindi, al contrario, la “discriminazione” a favore delle donne dovrebbe essere ulteriormente incrementata: si potrebbe anche pensare di offrire vantaggi agli uomini che acquistino beni da produttrici donne.

    Parlavi di un’organizzazione delle donne imprenditrici….

    L’Associazione delle donne imprenditrici sostiene le donne perché diventino più attive nel mondo dell’imprenditoria, specialmente nel settore delle tecnologie, dell’agricoltura e del commercio, offrendo non solo supporto finanziario, ma l’opportunità di promuovere progetti.

    Qual’è il “background” storico dei diritti delle donne in Turchia?

    Foto di Meriç Dağlı da Unsplash

    Il grande leader della Repubblica turca Ataturk è stato il primo – in modo rivoluzionario – a garantire alle donne il diritto di voto, attivo e passivo, in un’epoca in cui nei paesi europei questo ancora non era accaduto. Inoltre, la liberalizzazione dell’abbigliamento delle donne ha fatto in modo che trovassero il loro posto nella società in modo libero e alla pari con gli uomini, senza essere più nascoste e invisibili dietro un velo nero.

    Quando ha avuto inizio questo cambiamento?

    Negli anni ’30 del secolo scorso per poi portare con il tempo al riconoscimento dell’eguaglianza di tutti i cittadini, nei loro diritti patrimoniali e libertà civili.

    Allo stesso tempo e al di là delle previsioni della Costituzione e della normativa vigente, questo processo di emancipazione ha rafforzato le nostre donne anche in altri settori, e ha assicurato pari diritti rispetto agli uomini, nel rispetto del Dichiarazione universale dei diritti umani.

    Tutti i cambiamenti e l’evoluzione dei diritti delle donne avvenuti nel resto del mondo hanno avuto un impatto anche nel nostro paese, anche se sono rimaste “sacche” di ingiustizia per esempio anche nel mondo del lavoro dove si assiste ancora allo sfruttamento del lavoro delle donne e dei minor. E anche la violenza è purtroppo ancora troppo diffusa.

    Quali sono le prospettive attuali?

    Nonostante tutto – le donne hanno una posizione forte in Turchia e hanno pari diritti in tutti i settori, dall’educazione alla vita politica: attualmente con la velocissima innovazione tecnologica, il processo di cambiamento è stato molto facilitato dall’accesso al web, ai data networks con il conseguente maggiore accesso alle informazioni. E’ facile prevedere un futuro molto vicino in cui le donne faranno sentire sempre di più la loro presenza nella società anche grazie alla tecnologia.

    Hai accennato alla violenza sulle donne in Turchia….

    Mongolfiere sulla Cappadocia – Foto di Giuseppe Mondì da Unsplash

    La violenza sulle donne purtroppo è un fenomeno che non ha frontiere, dovuta a ragioni sia sociali che psicologiche.

    Lo stesso tipo di violenze, cui assistiamo in Turchia, purtroppo, avvengono in tutto il mondo, anche in quello “evoluto”.

    Penso anche che non si possa parlare solo di violenza fisica, come metodo utilizzato dagli uomini per esprimere il proprio desiderio egoico di opprimere le donne. Le nostre donne sono esposte anche a forme di violenza economiche e psicologiche, il che è un problema molto serio.

    La violenza è legata anche ai valori educativi, che per lo più vengono trasmessi dalle donne ai figli: dalla donna nasce la vita, è la donna che garantisce la continuità della specie umana. Se la donna utilizza forme di comunicazione malsana crescerà bambini che a loro volta saranno vittime di forme di comunicazione malsana: questo si ripete in infinite combinazioni negative, aggiungendo altre maglie ad una catena che deve essere spezzata.

    Per prevenire atti di violenza, occorre che le persone ricevano un’adeguata educazione su cosa sia umano e sul concetto di umanità, imparando a vivere nel rispetto degli altri in società e a comportarsi bene perfino quando sono soli.

    In Turchia assistiamo anche a un fenomeno molto grave: la violenza perpetrata da sconosciuti per strada, aggressioni contro una donna solo perché è donna. Questo mi rafforza nell’idea che vi sia da affrontare anche un aspetto psicologico relativo alla salute mentale delle persone, oltre a quello formativo.

    Pensi che si dovrebbero assumere iniziative più incisive?

    Le misure punitive non sono sufficienti a eliminare completamente il problema. Può capitare, anzi, che un uomo, che abbia subìto delle sanzioni, reagisca commettendo altri atti violenti contro le donne. E’ un problema universale.

    Ringraziamo molto l’avv. Begum Mermeroglu per averci portato per mano fino in Turchia, nel nostro viaggio attraverso i diversi paesi del “pianeta” Europa, confermandoci che viviamo veramente tutti sotto lo stesso sole.

    Autore

    • Giulia Perri
      Giulia Perri

      Avvocato e scrittrice, già redattrice di Tutti negli anni ’70, ho lo studio professionale a Milano, ma da qualche anno abito in una bellissima cittadina sul lago Maggiore.
      Sono nata a New York e sono arrivata in Italia da bambina, sbarcando a Napoli dove ho vissuto anni felicissimi, per poi trasferirmi a Roma e, dal 1975, a Milano dove sono rimasta fino al 2012.
      Sono un avvocato specializzato in diritto amministrativo e ho un particolare “focus” sul diritto ambientale e sulla prevenzione dell’inquinamento delle acque, da abbandono di rifiuti, da rumore, odori. Non sono un legale seduto dietro la scrivania in mezzo ai codici, ma mi confronto costantemente con le diverse realtà aziendali, con il management e con gli esperti nei diversi settori in cui opero.
      Credo molto nella comunicazione efficace e corretta, tramite i social e le testate o blog con cui collaboro.
      Convinta europeista, credo anche nel networking, in cui scambiare esperienze e conoscenza, per poter segnalare competenze e professionalità di livello, adatte alle sfide da affrontare.

    diritti donne donne Turchia
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