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    Home»Stroncature»Il miserevole stato della musica italiana
    Stroncature

    Il miserevole stato della musica italiana

    Daniele PotoBy Daniele PotoDicembre 20, 20240 Views3 Mins Read
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    Le necessità dell’appalto con bando per il Festival di Sanremo sembra l’ennesima tegola sul collo per il miserevole stato della musica italiana. Gli indicatori sono sul piatto. Basti leggere i dischi più ascoltati nel corso del 2024 su Spotify che è il più credibile juke-box/contenitore della musica nostrana  per valutare l’indice di gradimento. Al primo posto compare Geolier con un pezzo dimenticabilissimo. Geolier è quel corpulento cantante napoletano che, per mascherare la propria abituale stonatura, si serve dell’ autotune, una sorta di play back del terzo millennio. Un vero e proprio inganno per il pubblico pagante. Così può replicare indisturbato e senza problemi la propria resistibilissima hit. Basta poco per diventare famosi. Una strizzatina d’occhio al rap, alla napoletanità, la presenza al Festival di Saremo. Parafrasando Raf: “Cosa resterà della musica del 2024?”Quasi niente: di sicuro non Geolier che, partecipando al Festival della Taranta a Melpignano in chiara salsa pugliese, non ha osato derogare dal proprio schema a senso unico e, anche lì (sic!) ha cantato in napoletano, a differenza di tutti gli altri partecipanti. Ma anche il resto della classifica è illuminante. Sui gusti dei giovani e sull’irreversibile decadenza. Alla generazione  dei cantautori d’età (sopravvissuti Guccini, Vecchioni,  De Gregori) è succeduta una legione di “scappati di casa”. Infatti dopo Geolier i più ascoltati in classifica sono Sfera Ebbasta, Lazza, Tedua, Anna, Guè, Kid Yugi, Capo Plaza, Shiva e Tony Effe. Hanno in comune il rap e il fatto che tutti hanno abdicato al proprio nome e cognome originario. A volte li trovi nelle pagine di cronaca nera perché non tutti sono adamantini cittadini rispettosi della legge. Questa è la generazione (perduta?) espressa da programmi come X Factor e che fa apparire come delle dive vintage Emma, Annalisa ed Erica Mou. E’ un mondo dove i dischi non si vendono e i soldi si fanno coi concerti, magari in affollate discoteche. Ed essere ascoltati su Spotify è un Oscar di rendimento. Ma chi comprerebbe un disco di Geolier? Tra gli over certamente nessuno. A questa deriva estetica si aggiunge un trend particolare. I giovani cantanti, riflettendo l’angoscia del mondo e la precarietà della propria professione, sono stressati e spesso si ritirano dall’attività. Provvisoriamente o definitivamente. Naturalmente con un bell’annuncio pubblico in modo che si parli di loro. Un bel tacere in questo caso non fa mai scritto. Comunque il ritiro dalle scene fa tendenza. Hanno contribuito recentemente a questa escape room Sangiovanni, Lorenzo Fragola e Angelina Mango (per la verità quest’ultima per rispettabili problemi di salute).  Leggendo questa situazione abbiamo l’impressione che la musica italiana sia orfana e che per ascoltare qualcosa di valido non rivolgersi ai figli ma semmai ai padri e, forse, persino ai nonni. Che hanno qualcosa da dire.

    Autore

    • Daniele Poto
      Daniele Poto

      Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

    Festival di Sanremo musica italiana
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