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    Home»Diritti»“Direttore, concedimi una telefonata”
    Diritti

    “Direttore, concedimi una telefonata”

    Carlotta Toschi Sbarre di zuccheroBy Carlotta Toschi Sbarre di zuccheroMaggio 20, 20230 Views5 Mins Read
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    Campagna a favore dell’ampliamento delle telefonate in carcere

    Sbarre di Zucchero è un movimento nato ad agosto del 2022, non ancora costituitosi in associazione, che si occupa della sensibilizzazione a favore delle tematiche inerenti ai detenuti, soprattutto di sesso femminile. Sbarre di Zucchero si è fatta promotrice affinché venissero esternate le problematiche che coinvolgono non solo i detenuti ma anche la Polizia Penitenziaria.

    Di questo si è discusso il 26 aprile 2023, in congresso online, che ha visto coinvolto il movimento insieme alla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, alla Conferenza nazionale dei Garanti delle persone detenute e private della libertà personale e a due Sindacati di Polizia Penitenziaria, FS – Co.S.P. e UILPA. Tra i relatori, Simone Bergamini, avvocato, componente osservatorio Carcere UCPI, Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti e Presidente della CNVG, Stefano Anastasia, Portavoce Garanti Regionali, Emanuela Belcuore, Garante della Provincia di Caserta, e per i sindacati, Gennarino De Fazio e Domenico Mastrulli. Moderazione a cura di Carlotta Toschi, avvocato e volontaria di Sbarre, con relazioni iniziali e conclusive della fondatrice Micaela Tosato e del Dott. Michele Nardi. Numerosi gli argomenti, tra cui sovraffollamento e garanzia di sicurezza, tutela della salute mentale e fisica (compresi gli estremi gesti di suicidio ed autolesionismo), tutela degli affetti, minorenni e donne nonché madri. Tutti hanno convenuto sulla circostanza che è urgente agevolare il contatto del recluso con l’esterno, anche per il tramite delle telefonate: aumentare le opportunità di contatti, soprattutto con la famiglia, è necessario per la salute fisica e mentale ma non solo, si pone nell’ottica di rieducazione e reinserimento sociale, come declamata in costituzione.

    FS – Co.S.P. e UILPA hanno avanzato la loro disponibilità a sottoscrivere, con Sbarre di Zucchero, raccolta firme a favore dell’ampliamento del diritto dalle telefonate, garantito ed ampliato in corso di pandemia Covid – 19. È essenziale che vengano incoraggiate le pratiche virtuose. Una telefonata evita autolesionismo, suicidio e previene situazioni critiche e potenzialmente dannose per il personale di Polizia Penitenziaria nonché la commissione di ulteriori delitti. La permanenza in detenzione di un soggetto sereno rende maggiormente vivibile e sicuro l’ambiente per tutti coloro che ivi accedono ma non solo agevola il ruolo, già complesso, dei difensori.

    Attraverso la voce e le testimonianze di coloro che vivono il carcere a 360 gradi (garanti, volontari, avvocati, ex detenuti), si è discusso, inter pares, di problemi che coinvolgono da troppo tempo il carcere e che non vengono risolti. Particolare clamore, a seguito della conferenza, ha destato la notizia, comunicata da Ornella Favero, che in data 27 aprile il direttore della Casa Circondariale di Padova, dopo aver sospeso il servizio di chiamate giornaliere nato in corso di emergenza Covid – 19, lo ha ripristinato. I reclusi presso il Carcere di Padova, pertanto, possono fruire delle telefonate tutti i giorni. Sbarre di Zucchero si impegna a proporre un nuovo congresso dove sollecitare ulteriori proposte e riflessioni da parte di tutti i soggetti interessati ed è stato attivato, a cura dell’Associazione Zerografica, il progetto Zeromail, promosso e sponsorizzato da Sbarre di Zucchero quale incentivo alle telefonate. Zeromail è un servizio informatico che permette ai reclusi di inviare e ricevere messaggi sia con i familiari che con il difensore, con risparmio economico. Il servizio, attualmente, è attivo in oltre dieci penitenziari italiani, compreso Icam Milano, con volontà di estensione a tutto il territorio nazionale.

     

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    e, per conoscenza, al Capo DAP, dottor Giovanni Russo

    Al Direttore della Direzione Generale Detenuti e Trattamento, dottor Gianfranco De Gesu

    Quelle telefonate che ti “riattaccano alla vita”

    In un Paese in perenne emergenza, le uniche emergenze che quasi nessuno vuole vedere sono quelle che riguardano il carcere. Eppure, è appena finito l’anno dei record, 84 suicidi, mai così tanti, e questa è una emergenza vera perché la gente sta morendo in carcere.

    Sostiene uno dei massimi esperti di suicidi, lo psichiatra Diego De Leo, che certo prevenire i suicidi è molto difficile, ma almeno si può cercare di creare una forma di protezione: “Aumentare le opportunità di comunicazione e le connessioni con il mondo ‘di fuori’ non solo renderebbe più tollerabile la vita all’interno dell’istituto di detenzione, ma sicuramente aiuterebbe nel prevenire almeno alcuni dei troppi suicidi che avvengono ancora nelle carceri italiane”.

    Quelle telefonate che sono un’accelerata agli affetti delle persone in carcere

    Scrive un detenuto: “Poter telefonare ogni giorno a casa aveva aiutato la mia famiglia a ritrovarsi. Ora ritornare da una telefonata al giorno a una telefonata a settimana di dieci minuti significa riperdersi. Questo periodo lo ricorderemo con i miei cari per esserci persi di nuovo”.

    Secondo l’articolo 15 dell’Ordinamento penitenziario il trattamento del condannato e dell’internato è svolto anche “agevolando opportuni contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia”. Ma quei contatti sono invece una miseria: 10 minuti di telefonata a settimana e 6 ore di colloquio al mese, che vuol dire che un genitore detenuto può dedicare al figlio al massimo tre giorni all’anno. Il Covid ha portato ulteriore isolamento e sofferenza, e anche le prime rivolte, i morti, la paura. Ma per fortuna qualcuno ha capito che non era la criminalità organizzata a far esplodere le carceri, ma l’angoscia e la rabbia delle persone detenute, spaventate di essere lasciate sole e di non sapere nulla del destino dei loro cari. E si è trovata l’unica soluzione accettabile, dare un’accelerata agli affetti delle persone in carcere introducendo “il miracolo” delle videochiamate e la forza che ti viene dalle telefonate quotidiane. E così le persone si sono ritrovate a chiamare casa molto più spesso, in alcune carceri anche ogni giorno, e a rivedere le loro case e le famiglie lontane con le videochiamate.

    CONTINUA A LEGGERE

     

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    Autore

    • Carlotta Toschi Sbarre di zucchero
      Carlotta Toschi Sbarre di zucchero

      Avvocato in Bologna, Giudice sportivo FIPT, Docente scuola sport CONI Emilia Romagna

    carceri femminili Sbarre di Zucchero telefonate in carcere Zeromail
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