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    Home»Inchiesta Carcere amaro»Il carcere non redime dalle tossicodipendenze
    Inchiesta Carcere amaro

    Il carcere non redime dalle tossicodipendenze

    Daniele PotoBy Daniele PotoSettembre 20, 20230 Views3 Mins Read
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    SOLO IN ITALIA UN DETENUTO SU TRE È IN CARCERE PER QUESTIONI DI DROGA

    Nell’emergenza carceraria dei nostri tempi c’è un dato che spicca su tutti e che merita riflessione, approfondimento e inviterebbe a debite conseguenze.  Su una popolazione carceraria di 56.196 soggetti al 31 dicembre 2022 (un dato in aumento dopo il riflusso pandemico, ancora più notevole considerando che siamo passati a un’anagrafe in diminuzione di circa 59 milioni di italiani) 19.283 casi (il 34,3%, diciamo pure sommariamente un terzo) è connesso a reati connessi al traffico di stupefacenti. Questa percentuale è clamorosamente un valore doppio rispetto alla media europea.

    Foto di Лечение Наркомании da Pixabay

    Cosa ci dice questa statistica? Anzitutto che l’evidenza del reato rispetto a altri istituzionalmente più gravi (corruzione, mafia, quanto all’evasione fiscale si sa non è punita nei fatti con il carcere) implica una percentuale di casi macroscopica e sovradimensionata. Come se le autorità di polizia e di ordine pubblico concentrassero la propria principale vocazione investigativa su questi e non altri tipo di reati. Difficile discernere, viste le maglie larghe dell’interpretazione giuridica e punitiva, la gravità dei reati per droga in questa affastellata congerie statistica. La discrezionalità sulle modiche quantità è notevole ma l’impostazione proibizionistica del Paese inevitabilmente si riflette sui numeri. Ora fa sorridere (e quasi rimanda alle facili concessioni ai componenti della banda della Magliana, fruitrici di esenzioni compiacenti) la modalità concessoria riservata recentemente a Buzzi che non può rimanere in carcere perché deve curare la dipendenza dall’alcool. Ma allora sono più trascurabili le tossicodipendenze di chi è associato al carcere con questa sindrome perché oltre che spacciatore è consumatore di marijuana, eroina, cocaina, crack? E’ stato calcolato che il 60% dei detenuti fa uso di droghe, si va oltre quel 34% motivo scatenante della modalità d’ingresso. Il numero dei tossicodipendenti, secondo il Libro bianco, a livello di ingressi è aumentato del 18,4% dal 2021 al 2022. Inoltre in un carcere non lenitivo e rieducativo, essenzialmente repressivo e concentrazionario, il flagello di questa inquietante dipendenza si amplia a dismisura. Il mercato illegale della società libera si espande in quella carceraria dove l’astinenza (non curata) può portare a gravi conseguenze, comprese forme di derive suicidarie. Analizzando più minuziosamente i dati dello specifico Libro Bianco si nota che al 31 dicembre 2019 14.475 detenuti erano reclusi a causa dell’applicazione dell’art 73 del Testo Unico ovvero lo spaccio. E’ stato calcolato che il costo puro per lo Stato per la carcerazione per droghe ammonta a un miliardo. Ma ancora più rilevante è il costo del proibizionismo in Italia: venti miliardi. Le leggi non dovrebbero essere permissive ma omologabili, senza giudizi di merito e moralismi, agli sviluppi della società civile. La legge sul divorzio e sull’aborto a suo tempo hanno incontrato il favore referendario e hanno obbligato il legislatore correggersi perché venivano incontro al mutarsi dei tempi. Così le segnalazioni al Prefetto sono dell’ordine di 50.000 all’anno con una percentuale significativa di minorenni.  L’accanimento sulla cannabis ha un ampio sviluppo percentuale e risente di un’interpretazioni proibizionistica che viene da lontano, solidale con l’adagio: “Si comincia con…e si finisce con…”. Un altro dato contribuisce a non demonizzare le droghe. Nel 2019 il 96,80% degli incidenti stradali non ha nulla a che vedere con l’uso di droghe, dando per scontato che la cannabis rientri in questo alveo indistinto, molto caro ai proibizionisti.

    Foto di apertura: Tracy Lundgren da Pixabay

    Autore

    • Daniele Poto
      Daniele Poto

      Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

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