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    Inchiesta Carcere amaro

    Diario di un viaggio

    Monica Bizaj Sbarre di ZuccheroBy Monica Bizaj Sbarre di ZuccheroSettembre 20, 20230 Views5 Mins Read
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    Sono le 18.45 di domenica, sono arrivata a casa da un’oretta e continuo a pensare alla manifestazione che, insieme a Ristretti Orizzonti ed alla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, abbiamo tanto immaginato, voluto, organizzato; mi chiedo da ieri se e cosa avremmo potuto fare diversamente, fare meglio. Perché io son così, perfezionista fino al maniacale per le cose che mi stanno a cuore e nelle quali credo fortemente.

    Ero partita da casa venerdì mattina presto, direzione Verona, il piano di viaggio prevedeva di dormire lì prima della partenza per Roma, partenza prevista alle 2,30 di notte, con Maurizio Mazzi che ci sarebbe venuto a prendere con la sua auto. Pomeriggio quindi di ultimi preparativi, i classici “ultimi dettagli” per le strade di Verona con Micaela, l’aperitivo e la cena fronte Arena, armate di cellulari e tablet, col sottofondo musicale dei soundcheck dei Music Awards, in programma quella sera, il ritorno in stanza che è già tardi avendo la sveglia all’1.30 ed alla fine abbiamo dormito forse 20/30 minuti in tutto.

    Partiamo già stanchi, ma con l’entusiasmo di chi sta andando a portare a compimento quello per cui tanto si è dato e tanto ha raccolto umanamente, da coloro che man mano si sono uniti aderendo al nostro appello e con i quali ha “costruito” questa manifestazione, che aveva l’obbiettivo di far sentire tutte queste voci al Ministro Nordio, proprio lì, di fianco al suo Ministero.

    Ma poi, come nelle migliori famiglie, immancabilmente il viaggio è stato un susseguirsi di eventi che hanno “drammaticamente” compromesso il nostro orario di arrivo a Roma, dovendo così lasciare tutto sulle spalle del nostro romano Marco Costantini, che già aveva corso in lungo ed in largo per questa manifestazione, a partire dal permesso datoci dal Questore di Roma. Marco però è uno tosto, lui non si perde mai d’animo ed in men che non si dica, supportato dai vecchi amici di Sbarre, Michele Nardi e Alessandro Erasmo Costa, è partito come un razzo, introducendo via via Irene Testa, Rita Bernardini, Samuele Ciambriello, Maria Brucale, Carlo Testini e, finalmente siamo lì, nel mezzo dell’intervento di Gianpaolo Catanzariti.

    Gli sguardi corrono veloci, gli occhi come la pallina di un flipper, faccio cenni di saluto e di sorrisi mentre rivedo amici e ne individuo altri che conoscevo solo “virtualmente”, anche da moltissimi anni, riconosco poi e saluto Lucia e Mirko, due giovani tiktoker, amici di Sbarre, che stanno trasmettendo dalla loro live la manifestazione. E così si va avanti con Gustavo Imbellone, Micaela, Bruno De Matteis, Maurizio, Luisa Della Morte, Marco sta per avviarsi alla conclusione quando Maria Brucale lo avvisa che è arrivato Nicola Mazzacuva, Presidente del consiglio dell’Unione Camere Penali Italiane, che ci onora e ci arricchisce col suo accorato intervento.

    In chiusura abbiamo fortemente voluto portare un ricordo alle 51 persone che, dietro le Sbarre, hanno abbandonato la speranza, togliendosi la vita in questi 8 mesi e mezzo del 2023, scandendo il loro nome, perché noi non li dimentichiamo e vogliamo che la dignità e la vita dei detenuti torni al centro dei pensieri di Ministro e Governo, intavolando una seria riforma penitenziaria, che non è assolutamente più rinviabile.

    Ed arriva così il momento in cui posso salutare ed abbracciare gli amici presenti, come Salvatore Buzzi, o come l’avvocato Raffaele Conte, presidente della Camera Penale di Udine, a Roma proprio ieri per il consiglio di presidenza dell’UCPI, e poi ancora Massimiliano da Brescia, Giuseppe da Padova, che si son fatti anche loro un sacco di chilometri pur di non mancare, come Lucia Stefania, partita di notte e da sola da Foggia. Con tanti sono riuscita a scambiare impressioni, opinioni, idee, speranze ma anche timori, per un sistema penitenziario sempre più al collasso, sia per i detenuti sia per tutti coloro che nelle carceri ci lavorano quotidianamente e che cerchiamo cocciutamente di coinvolgere nelle nostre richieste di cambiamento rivolte alla politica, continuando a mettere il dito nella piaga di chi dovrebbe riportare nella legalità le carceri italiane.

    Improvvisiamo un pranzo a Trastavere, magistralmente consigliati da Mirko, foto ricordo per imprimere nella mente una bellissima giornata di condivisione, ed è ora di rimontare in auto, direzione Verona, siamo letteralmente cotti, senza energie, ma non smettiamo un attimo di parlare della manifestazione, cogliendo spunti di riflessione e nuove idee e progetti da portare avanti da subito.

    E mi ha tolto un po’ la stanchezza e la tristezza di essere arrivati a Roma in ritardo ritrovarmi a raccontare Sbarre di Zucchero ai 3 ragazzi di turno al bar dell’autogrill vicino Firenze, incuriositi dalla maglietta di Sbarre che indosso, che poi mi tempestano di domande e si aprono, chi raccontando dell’amica educatrice a Sollicciano e dei racconti dalla galera, chi raccontando dell’amico detenuto, argomenti che non sono soliti trattare.

    Maurizio nel frattempo ha finito di caricare l’auto elettrica (ogni nostra sosta in questo viaggio è durata tra i 30 ed i 40 minuti), saluto, li ringrazio per la chiacchierata, mi augurano in bocca al lupo ed esco, con la piacevole consapevolezza che non è mai tempo perduto parlare parlare ed ancora parlare delle condizioni delle carceri in mezzo alle persone, faccia a faccia, occhi negli occhi, invece di arrabbiarsi coi fenomeni social del “buttiamo via la chiave”, ed è quello che con SdZ stiamo facendo da quando abbiamo intrapreso questo progetto di sensibilizzazione. Sono le 22 quando rientriamo nella nostra stanza a Verona, esauste ma contente, stanchissime ma cariche per andare avanti su questa strada.

    Alle 7.30 siamo già in piedi e così, subito dopo la colazione, sforniamo il calendario di ottobre, con eventi già fissati perché invitati ed altri che organizzeremo noi, sia in presenza sia online, perché crediamo così tanto in Sbarre di Zucchero che non riusciamo a fermarci nemmeno di domenica, dopo un weekend che ci ha prosciugato le energie fisiche ma che ci ha arricchite di nuovi propositi, con la speranza che abbia arricchito anche tutti quelli che hanno partecipato, regalandoci una parte di loro.

    Tutte le foto sono di Sbarre di Zucchero

    Autore

    • Monica Bizaj Sbarre di Zucchero
      Monica Bizaj Sbarre di Zucchero
    carcere detenute detenuti Ristretti Orizzonti Sbarre di Zucchero suicidi in carcere
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