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    Home»Ricerca e innovazione»L’innovazione è il vero motore del Paese
    Ricerca e innovazione

    L’innovazione è il vero motore del Paese

    Pietro RagniBy Pietro RagniDicembre 20, 20230 Views5 Mins Read
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    Ricerca e Sviluppo potrebbero rilanciare l’Italia

    Per il comparto Ricerca e Sviluppo (R&S), come per il settore della Formazione Terziaria, la situazione non è rosea. Vi è stato un piccolo miglioramento percentuale fra il 2010 ed il 2020 (Fig. 1), ma ancora l’impegno pubblico resta troppo contenuto, anche in termini quantitativi (circa 9 Md €/anno), rispetto a valori doppi per la Francia e tripli per la Germania. Addirittura singole grandi imprese (p.es. Huawei e VW) investono annualmente in R&S più del doppio del nostro Paese.

    Fig. 1 – Percentuale investimenti in R&S sul PIL. Elaborazione da OCSE “Main Science and Technology Indicators”

                                                         

    L’Italia è classificata nel “European Innovation Scoreboard 2023” come un “Innovatore moderato” (vedi Fig. 2), in base ai cento fattori di sviluppo considerati per l’indagine. Ha dunque una performance inferiore alla media Europea ed ai grandi paesi dell’Unione (Francia e Germania); il livello italiano è quasi raggiunto dalla Spagna e, nel grafico, si nota che il livello previsto per il 2022 (trattino nero) non è stato raggiunto nell’anno.

     

    Fig. 2 – Performance Stati EU-27. Tratto da “EIC 2023”.

     

    Per finire l’analisi non si può dimenticare il fatto che è molto basso il numero dei ricercatori nel nostro Paese. In particolare siamo all’ultimo posto in EU-27 per il sottoinsieme “Scientists and Engineers” (Fig.3) con solo il 4,6% rispetto al totale della popolazione attiva, a fronte del valore medio europeo pari a poco meno del doppio: 8,6%.

    Fig. 3 – Scientists and Engineers (25-64) nei paesi EU-27 nel 2011 e 2022. Tratto da “Eurostat, 2023” e riportato in “Rapporto Annuale 2023” di ISTAT.

    In Fig. 4 vi è un raffronto fra il 2010 ed il 2019 del numero di ricercatori rispetto a 1000 unità di forza lavoro a tempo determinato. Notiamo che l’Italia nel periodo ha raddoppiato il relativo valore arrivando a superare il 6 per mille, ma meglio hanno fatto anche i paesi competitori. I dati ’21 registrano un incremento del gap; l’Italia raggiunge il 6,9, mentre la Spagna raggiunge il 7,7 e la Francia l’11,7.

    Fig. 4 – Numero ricercatori su mille lavoratori in paesi OCSE. Tratto da “EIC 2023”. Elaborazione da OCSE “Main Science and Technology Indicators”

     

    Insomma un paese, l’Italia, in ritardo sia negli investimenti in Alta Formazione, sia in R&S, ma, ciò nonostante, i nostri ricercatori sono molto produttivi dal punto di vista delle pubblicazioni e del numero di citazioni (come riportato su TUTTI I/’21) per quest’ultimo valore sono i primi al mondo. Il governo Draghi l’aveva ben presente ed infatti aveva iniziato ad investire in questi settori.

    Purtroppo con il governo Meloni l’atteggiamento è radicalmente mutato; con il DPCM 4/XI/2022 sono stati previsti per il MUR risparmi di spesa, in termini di indebitamento netto, pari, per il triennio 2023-25, a 31,5 milioni di Euro; con il DPCM 7/VIII/2023 sono stati previsti per il triennio 2024-26 risparmi pari a 57,5 milioni di Euro, aggiuntivi ai precedenti. Difficile effettuare commenti a questo scempio.

    Al contempo Ugo Amaldi e Luciano Maiani dell’Accademia dei Lincei, con il consenso di numerosissimi scienziati, hanno proposto un piano per trasformare l’opportunità del PNRR “straordinaria” in una reale crescita “ordinaria” per Alta Formazione e R&S italiane. Il Piano dei Lincei prevede un impegno per l’Italia di 6,4 miliardi di Euro nel quadriennio 2024-27; si dichiara: “Una cifra importante, ma irrisoria se consideriamo gli effetti che può generare”. Il piano fu presentato ai ministri del MUR e del MEF, che diedero il loro consenso sull’impianto, ma sembra che non se lo siano ricordato durante la scrittura della nuova Finanziaria.

    Gli obiettivi di questo “Piano dei 6,4 miliardi” sono così riassunti:

    1. portare l’investimento italiano al livello dei grandi Paesi Europei;
    2. aumentare il numero di ricercatori attivi nel sistema R&S nazionale;
    3. dare a tutti i ricercatori sicurezza per il futuro e strumentazioni scientifiche adeguate;
    4. invitare a rientrare in Italia molti di coloro che sisono trasferiti all’estero;
    5. rendere più meritocratiche le assegnazioni dei fondi pubblici e delle borse di studio.

    In Fig. 5 vi è un grafico che illustra cosa avverrebbe se il piano dei Lincei fosse reso operativo e, viceversa, cosa accadrebbe se la proposta fosse ignorata.

    Fig. 5 – Esiti se il Piano dei 6,4 miliardi sarà o meno accolto dal Governo. Fonte Accademia dei Lincei

                                       

    Come specificano gli estensori: “Le curve blu e rossa mostrano che, senza interventi, dopo aver raggiunto i valori europei, nel 2027-2028 si ritornerebbe ai valori del 2021 e, un paio d’anni dopo, a quelli di vent’anni prima”.

    Avevamo proposto un intervento simile, su TUTTI-ottobre 22,  pur se meno ambizioso e più facile da attuare, lo scorso anno e lo avevamo consegnato al governo, al tempo esordiente. Il documento lo avevamo chiamato “Rinascimento per l’Italia della Conoscenza”; non è stato preso in considerazione.

    Queste richieste, che arrivano accorate da tutto il mondo scientifico, non sono di carattere corporativo; sono invece un imperativo categorico se vogliamo bloccare il degrado in atto. Il tempo non è una risorsa rinnovabile! Non agire oggi significa avere maggiori difficoltà in futuro, se finalmente si intenderà ricuperare. Nel frattempo aumenterà il gap con i paesi più avanzati in Europa e fuori, alcuni altri paesi ci sorpasseranno, come ha fatto in questi anni lo Spagna; soprattutto peggioreremo il bilancio del Paese, dovendo aumentare l’importazione dei beni high-tech e l’Italia diventerà marginale dal punto di vista produttivo e dell’innovazione. Questa situazione costringerà tutti noi italiani ad avere minori difese per il futuro.

    Foto di apertura di kiquebg da Pixabay

    Autore

    • Pietro Ragni
      Pietro Ragni

      Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

    Alta formazione innovazione ricerca e sviluppo ricercatori
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