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    Home»Pane al pane, vino al vino!»Femminicidi e cultura patriarcale?
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    Femminicidi e cultura patriarcale?

    Carlo PantanellaBy Carlo PantanellaDicembre 20, 20230 Views5 Mins Read
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    Si parla molto della cosiddetta cultura patriarcale.

    Forse la definizione non è pienamente corretta, ma indubbiamente esistono ancora plaghe, anche alimentate da una certa immigrazione, di cultura arcaica, retrograda che ha una concezione della donna sicuramente inammissibile.

    Foto di Gerd Altmann da Pixabay

    Forse il termine “Cultura Patriarcale” non è quello giusto, perché in realtà buona parte del supporto a questa cultura è femminile: pensiamo solo a certe madri di maschi, ad alcune madri islamiche, alle donne di mafia o più semplicemente a molte donne becere. Ma non soffermiamoci sull’aspetto semantico, quanto sulla sostanza di un fenomeno estremamente pericoloso. A questa subcultura sono dovuti alcuni fenomeni come, ad esempio, gli stupri: soltanto chi vede la donna non come una persona, ma come un oggetto, un pasto, può anche solo immaginarsi di ottenere sesso in maniera violenta. Qualsiasi uomo degno di questo nome, sa perfettamente come il piacere massimo sia quello della Seduzione: riuscire a ottenere i favori di una donna o di una ragazza grazie alla propria personalità, al saper fare o magari alla presenza fisica.

    Ma se il Piacere è la Seduzione, come si fa a fare sesso con una donna che non ti vuole, anzi urla, strilla e strepita per divincolarsi da te: anche sotto il profilo squisitamente, direi quasi bassamente erotico, questo tipo di sessualità per un Uomo è assolutamente incomprensibile.

    Questa cultura becera, quella che qualcuno chiama cultura patriarcale, va assolutamente combattuta per i grossi danni che fa.

    MA tra questi danni NON, dicesi NON, c’è il problema dei femminicidi.

    Tutti i provvedimenti che sono stati presi per fronteggiare il problema dei femminicidi hanno avuto qualche risultato? NO! Assolutamente nessuno. Un motivo ci sarà no? Se vogliamo che i femminicidi smettano dobbiamo affrontare il problema per quello che è: l’inadeguatezza di alcuni uomini. L’uomo (confesso di avere qualche difficoltà a definirlo tale) che uccide o stalkerizza la propria moglie, fidanzata o ex moglie o ex fidanzata non si ritiene di essere il proprietario della moglie: ritiene lui di essere proprietà della moglie

    Sono persone che non sanno amare sanno soltanto pretendere di essere amati

    Hanno un rapporto con la propria donna per molti versi simile a quello nei confronti della madre. Qualunque bambino che venisse abbandonato dalla madre andrebbe in crisi profonda. Se poi la madre si prende a casa un altro bambino, sarebbe devastato.

    Il meccanismo che scatta in certo ominicchi è esattamente lo stesso: peccato che non siano più bambini e che quella non sia la mamma. Sono persone del tutto immature che hanno ha avuto un blocco della crescita della loro personalità, persone totalmente prive di competenze emozionali e relazionali adulte. Esiste una malattia mentale che si chiama “disturbo borderline di personalità” la cui caratteristica specifica è quella della totale incapacità a gestire la frustrazione dell’abbandono. Quello che gli ominicchi rimpiangono non è la cultura patriarcale, ma il modello familiare “immutabile”: una volta che sei sposato le cose rimangono congelate per sempre. Come insegna Santa Romana Chiesa.

    Qualcuno può pensare “ah ma allora vuoi dire che questi uomini in realtà sono malati”? Allora li vuoi giustificare!

    Il fatto che queste persone siano malate NON significa che gli dobbiamo dare una pacca sulla spalla e mandarli a casa, anzi!

    Sia sotto il profilo penale che sotto il profilo etico e morale, la discriminante è la CAPACITA’ DI INTENDERE E VOLERE.

    La grande maggioranza degli assassini femminicidi è pienamente capace di intendere e di volere e quindi pienamente responsabile degli atti che compie. Se sono incapaci d’intendere e volere verranno mandati presso le REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) che hanno preso il posto dei vecchi Manicomi Criminali.

    E se sono capaci di intendere e volere? IN GALERA!!

    Foto di Max da Pixabay

    Ma noi dobbiamo prevenire, dobbiamo gestire quei comportamenti PREDITTIVI della incompetenza emotiva, quindi sia i c.d. REATI SENTINELLA, che quei comportamenti che, pur non configurando un reato, manifestano comunque un grave disagio mentale. Forse un buon metodo per affrontare il problema è quello di creare delle Residenze per l’Esecuzione dei Trattamenti Sanitari Obbligatori (RETSO). Quando una persona compie un atto, non certo di omicidio, ma un atto che possa essere ragionevolmente precursore dell’omicidio, deve essere sbattuto in una RETSO POSSIBILMENTE DALLA PARTE OPPOSTA DELL’ITALIA. In queste residenze gli ospiti, che devono essere in condizioni di semilibertà, vengono visitati e curati dagli psichiatri. Nel 99% dei casi in queste persone c’è una comorbidità con la depressione e la depressione si cura farmacologicamente. Poi va impostata una cura psichiatrica efficace e soprattutto queste persone vanno rese consapevoli dei propri problemi e del fatto che questi problemi possono essere affrontati, curati e risolti. La permanenza potrebbe essere di un mese, prolungabile a discrezione degli psichiatri, ma quando escono devono tornare a casa con un piano terapeutico ben preciso. Il prolungamento a discrezione degli psichiatri dell’associazione al RETSO potrebbe risolvere un altro annoso problema: spesso infatti la tranquillità della vittima è limitata al periodo di espiazione della pena, una volta usciti si è punto e daccapo.

    Possiamo arrivare a dire che deve essere resa obbligatoria la conservazione del posto di lavoro per il periodo in cui una persona sta nella residenza per l’esecuzione dei trattamenti sanitari obbligatori; questo per cercare di fare in modo che queste persone vedano il trattamento sanitario obbligatorio come una opportunità di risoluzione dei propri problemi

    Insomma, in parole povere quando ci sono segnali di rischio queste persone devono essere immediatamente inviate lontano da casa, per un breve periodo in regime di semilibertà e di cura e rinviati a casa con un preciso piano terapeutico

    Facciamo così e sicuramente i femminicidi diminuiranno e diminuiranno di molto. Scommettiamo?

    Autore

    • Carlo Pantanella
      Carlo Pantanella

      Laureato in Economia e Commercio « cum laude » all’Università La Sapienza nel 1982. Già membro del Consiglio Regionale Confindustria Lazio. Già Vicepresidente AISCRIS, “Associazione Nazionale Consulenti per l’Innovazione e lo Sviluppo” aderente a FITA CONFINDUSTRIA. Capitano in Congedo dell’Arma dei Carabinieri, doppiatore e Speaker TV.

    cultura patriarcale femminicidi trattamenti sanitari obbligatori violenza sulle donne
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