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    Attualità

    La festa degli italiani

    Piero SandulliBy Piero SandulliAprile 18, 20250 Views4 Mins Read
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    Sono passati ottanta anni da quando, il 25 aprile del 1945, si concludeva il percorso della liberazione dell’Italia dal nazifascismo che, soprattutto negli ultimi due anni, aveva colorato di tinte fosche e caricato di vicende efferate il nostro Paese.

    In quel giorno del 1945 si concludeva il percorso di liberazione, al quale avevano contribuito, in non poca misura, le brigate partigiane di varie provenienze politiche e gli uomini che, dopo quello scellerato otto settembre del 1943, furono inquadrati nel battaglione San Marco, iniziando il percorso, ancora da completare in alcuni aspetti, che ha portato: al suffragio universale; alla fine della monarchia (che non ha mai saputo divenire elemento unificante del Paese); alla Costituzione che ha, nel suo punto più elevato, teorizzato il principio di uguaglianza tra tutti, contenuto nell’art. 3; all’avvio, deciso, del percorso del federalismo europeo, ipotizzato a Ventotene (anche se questa scalata ha ancora parecchi gradini da salire verso la sua piena realizzazione); al controllo della costituzionalità delle leggi, alla luce del parametro della linearità di esse; ad una giustizia uguale per tutti, amministrata da un giudice terzo ed imparziale.

    Un percorso comune a tutti gli italiani che dovrebbe far celebrare la festa del 25 aprile come una festa degli italiani, alla stessa stregua, se non in misura maggiore, di quella del 2 giugno.

    In fondo la Repubblica, come detto, è uno dei tanti prodotti del percorso iniziato il 25 aprile (e, per alcune zone d’Italia, ben prima di tale data, come testimoniano le quattro giornate di Napoli, la guerra partigiana, la rivolta delle fabbriche di Torino), anche se è il più importante (art. 139 Cost.) non ne è il solo.

    Tuttavia, la ricorrenza del 25 aprile continua ad essere non un momento di sintesi del Paese, ma, spesso, è una fonte di antistoriche divisioni.

    Dopo ottanta anni è giunto il momento di chiedersi il perché di tale incomprensibile equivoco.Il25 aprile è la linfa vitale dell’antifascismo ed è il germe della democrazia, basato sulla sintesi delle idee delle differenti forze che si erano congiunte nel Comitato di liberazione nazionale e che, da tempo, avevano cominciato, individualmente, ad ipotizzare l’Italia del post fascismo: a Ventotene, a Camaldoli, nei quaderni di giustizia e libertà, nelle stanze della Segreteria vaticana ed anche nelle carceri naziste di via Tasso, stavano gemmando i fiori che hanno, poi, fatto sbocciare la primavera repubblicana dell’aprile del 1945.

    Certamente, a tutto questo hanno contribuito, in modo determinante, le armate alleate che hanno risalito l’Italia dal 9 luglio 1943 (sbarco a Gela) a quel fatidico 25 aprile dell’ingresso delle truppe, comandate dal generale Eisenhower, in Milano.

    Se il percorso preparatorio e quello di realizzazione sono condivisi da tutti (e non potrebbe essere diversamente), non si comprende perché il 25 aprile non è ancora la festa di tutti gli italiani? E perché accade questo?

    Se i valori dell’antifascismo, su cui si è basata la nostra Carta fondamentale: la Costituzione, che dà vita al patto tra cittadini ed istituzioni, sono condivisi da tutti e se il 25 aprile è il momento di avvio di quel percorso, che ha portato alla approvazione della Costituzione (entrata in vigore il primo gennaio 1948), nella quale tutti dobbiamo riconoscerci, se condividiamo i valori costituenti del Paese, allora, nessuno può ritenersi, o sentirsi, escluso dalla festa del 25 aprile.

    Purtroppo, per strumentalizzazioni partitiche, di ogni parte, ancora vi sono ritrosie a considerare il 25 aprile come la festa di tutti gli italiani.

    Sarà, dunque, compito della storia rivisitare quel periodo ed offrire una lettura complessa e piana di esso, senza distorsioni di comodo, con la giusta valorizzazione delle radici comuni e dei valori che esse rappresentano, non lasciando alcuna area inesplorata o oscura.

    E’, invece, compito della Politica (con la maiuscola e non la “partitica personalistica e rancorosa” cui siamo stati confinati) realizzare la sintesi di tutto ciò, consentendo ai valori della moderazione e del bene comune di essere posti nel giusto rilievo.

    Così, finalmente, potremo, dopo ottanta anni, considerare doverosamente il 25 aprile la festa di tutti gli italiani!

    Autore

    • Piero Sandulli
      Piero Sandulli
    25 aprile Festa della liberazione
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