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    Home»Controvento»Da Silvio a Pier Silvio
    Controvento

    Da Silvio a Pier Silvio

    Rodolfo RuoccoBy Rodolfo RuoccoLuglio 19, 20250 Views4 Mins Read
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    Armani, Vignetta di Controvento
    Vignetta di Controvento
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    Da Berlusconi senior a Berlusconi junior. Mediaset e Forza Italia sono sempre legati. Pier Silvio Berlusconi assieme ai quattro fratelli ha ereditato l’impero imprenditoriale del Cavaliere. Lui amministra il territorio ambitissimo delle televisioni: è amministratore delegato di MFE-Mediaset.

    Forza Italia, Pier Silvio Berlusconi
    Pier Silvio Berlusconi

    Ma vuole di più: tende a reclamare anche la guida di Forza Italia, il partito centrista inventato dal padre dopo la creazione di Mediaset. Dà la spallata a freddo, alla presentazione dei nuovi palinsesti di Mediaset: commissaria Antonio Tajani. Non è una buona idea, sostiene, quella di ridurre i tempi per concedere la cittadinanza italiana agli immigrati. Boccia il cosiddetto “ius scholae” proposto dal segretario di Forza Italia: non è una priorità. Precisa: «Sono più contro che a favore. Mi spiace per Tajani, perché so di dargli un colpetto». Loda invece Giorgia Meloni e il governo («È uno dei migliori in Europa»). Spinge per fare largo a nomi nuovi in Forza Italia. Indica la necessità di «nuovi leader».
    Tajani ha lavorato bene ma non basta. Quando nel giugno 2023 muore Silvio Berlusconi, presidente e fondatore di Forza Italia, in molti danno per finito il partito cucito come un vestito su misura per lui. Quasi tutti gli analisti e i giornali prevedono il rapido sgretolamento del partito condotto al successo dal Cavaliere. Difatti comincia subito una fuga di dirigenti e di quadri di Forza Italia verso i lidi più promettenti di Fratelli d’Italia e della Lega. Tajani invece resta. Diventa prima coordinatore e poi segretario del partito centrista. Predica moderazione, prudenza. Critica i conati populisti di Giorgia Meloni e, soprattutto, di Matteo Salvini. Non gli piacciono le bellicose battaglie di destra e di estrema destra dei due alleati di governo, sollecita una politica di stampo liberale e cattolica, sul modello di Silvio Berlusconi.

    Marina Berlusconi e Sergio Mattarella

    In molti puntano il dito contro le sue gaffes. Lo considerano poco brillante e scialbo come segretario, come vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri del governo Meloni. Certo non ha il fascino e il tocco magico dell’ex presidente del Consiglio primo federatore del centro-destra italiano frammentato, eppure prima tiene botta e poi miete successi. Addirittura supera la Lega con oltre il 9% dei voti nelle elezioni europee del 2024, come in molte consultazioni amministrative.
    Però a Pier Silvio Berlusconi non sembra andare bene. Così dà «un colpetto», come lo definisce lui, a Tajani. Non solo. Per ora nega di voler scendere in politica come fece il progenitore: «Io ho 56 anni, mio padre è entrato in politica a 58… Oggi non ne ho nessuna intenzione». Ma per il futuro tutto è possibile. Avverte: «Guardando al futuro non lo escludo: una sfida completamente nuova, perché no?».

    Marina Berlusconi invece la pensa diversamente. La figlia maggiore del Cavaliere, presidente della Fininvest e della Mondadori, ha detto un anno fa al Corriere della Sera: «Per la politica ho un grande rispetto, la seguo dall’esterno, ma il mio posto è nelle aziende». Certo esistono sensibilità diverse: Marina è un alfiere dei diritti civili e di libertà. Però tutti e due i fratelli alla guida delle aziende chiave della Fininvest temono di perdere molti voti, di qui la “frenata” sullo “ius scholae”. Inoltre sia Marina sia Pier Silvio penserebbero che Tajani sia troppo appiattito su Giorgia Meloni.

    Antonio Tajani

    Circolano varie indiscrezioni su una possibile sostituzione di Tajani al timone del partito. Vere, false? Vedremo cosa succederà. Tajani prende atto delle parole di Pier Silvio Berlusconi. Apre la porta alla discesa in politica del figlio del Cavaliere: «Con il nome che porta, se decide, quando deciderà, sarà sempre un fatto positivo». Non solo: è favorevole da sempre all’ingresso nel partito di «volti nuovi»; fa marcia indietro perfino sullo “ius scholae”, anche per lui «non è una priorità».
    Ma da Tajani a sorpresa arriva una stoccata: un «partito non è un’azienda dove si può assumere il miglior manager» e Forza Italia è «un partito vero».
    Riemerge il “partito azienda”, il “partito personale” del carismatico Cavaliere. L’ex presidente del Consiglio ogni tanto indicava dei possibili eredi alla guida di Forza Italia (Alfano, Bondi, Fitto, Toti) ma poi non mollava lo scettro del comando. Pier Silvio e Marina sembrano seguire le orme del padre nella concezione del “partito azienda” (è sempre finanziato dalla loro famiglia). Ma ora è delineata anche la possibilità di una “successione dinastica” pure in politica. Tra due anni ci saranno le elezioni politiche: Pier Silvio potrebbe salire “al trono” di Forza Italia utilizzando la potenza mediatica di Mediaset. Tajani è barricato in difesa di «un partito vero». Ma questa «grande novità», come la definisce lui, non sembra capace di reggere l’urto del possibile “principe ereditario”.

    Autore

    • Rodolfo Ruocco
      Rodolfo Ruocco

      Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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