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    Home»Voci da Kyiv (Kiev)»Fai in modo che si senta tranquillo
    Voci da Kyiv (Kiev)

    Fai in modo che si senta tranquillo

    Natalya YaremchukBy Natalya YaremchukOttobre 20, 20250 Views5 Mins Read
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    Una volta, nel lontano 2014, la prima morte di un attivista a Maidan, durante la Rivoluzione della Dignità, fu per me un vero shock e mi parve una catastrofe universale.

    Oggi, ogni giorno sentiamo parlare dei difensori dell’Ucraina caduti e queste morti si sono trasformate in fredde statistiche…

    Il problema non è solo che stiamo diventando più duri e finiamo per normalizzare queste morti, ma anche che smettiamo di percepirle come un sacrificio, di riconoscerle e di dar valore a ciascuna di esse.

    In ottobre, in Ucraina si celebra tradizionalmente la Giornata dei Difensori e delle Difenditrici, per onorare la memoria degli eroi caduti.

    È ormai evidente che gli ucraini non stanno difendendo solo se stessi, ma stanno anche impedendo che l’aggressione si diffonda ulteriormente in Europa.

    In questo numero offriamo al lettore un breve racconto d’archivio, in memoria di tutte quelle vittime che, impercettibilmente, giorno dopo giorno, “quasi per routine”, continuano a cadere in una guerra crudele che gli ucraini non hanno iniziato e che il mondo non riesce a fermare.

    Iryna Medved

    FAI IN MODO CHE SI SENTA TRANQUILLO…

    Finalmente è arrivato Riccio.

    Non lo vedevo da quasi sei mesi, così ho messo da parte tutti gli impegni e sono volata al piano terra come se avessi le ali. Ma non l’ho riconosciuto.

    Non ci sono più quei capelli grigi che si rizzavano in tutte le direzioni. È completamente calvo. Continua, per abitudine, a cercare di lisciarsi con la mano gli inesistenti capelli a riccio e fa smorfie quando le sue dita toccano la lunga cicatrice viola sulla nuca. Non domando nulla. Respiro, respiro ancora, più in fretta. Solo per non piangere.

    Ha nuove stelline sulle spalline. Nei suoi occhi leggo un dolore che non si può raccontare e la voglia silenziosa di dare via tutte quelle stelline, solo per lasciare un po’ di pace al suo cuore coraggioso e alla sua anima stanca.

    Non sorride. Per niente. Nemmeno quando mi racconta del suo nipotino, che abbiamo fatto venire al mondo [l’autrice di queste parole è un’ostetrica e ginecologa] sei mesi fa, quando per un’intera settimana non abbiamo avuto contatti con Riccio. Io in sala parto pregavo che non ci fosse quell’equilibrio universale per cui uno nasce e un altro se ne va. Chiedevo freneticamente all’Universo di non essere coinvolta in tale equilibrio quel giorno e l’Universo mi ha ascoltata. Lo abbiamo saputo solo tre giorni dopo.

    Mi chiede come va.

    Mi va davvero di raccontargli tante cose. Raccontargli di tutto. Sia delle cose belle, sia di quelle brutte. Ma soprattutto vorrei raccontargli del mio nuovo amico, il comandante di battaglione. Di come lo incontravamo sempre a tarda serata e bevevamo caffè in grandi tazze. Di come poi caricava in macchina tutti quegli enormi pacchi che avevamo raccolto per i nostri compagni al fronte, sorrideva e spariva nella notte. Così smilzo, piccolo e irrequieto, sembrava un adolescente, ma dietro quelle magre spalle si celavano decine di operazioni offensive di successo, una conoscenza professionale degli affari militari, pensiero creativo e patriottismo.

    Memoriale popolare in Piazza Maidan Nezaležnosti a Kyiv. Ogni bandierina gialloblu è personale: porta il nome di un caduto in guerra. (Foto dell’Autrice)

    Gli avrei voluto dire che il comandante del battaglione mi raccontava sempre di uno dei suoi soldati con il nome di battaglia Malyuk (ucr. piccino, bimbo).

    Per più di due mesi cercò di insegnare a Malyuk a non sporgersi dalle trincee, a rannicchiarsi e a rendersi invisibile al nemico. Perché i due metri di altezza e i cento chilogrammi di peso del soldato non infondevano alcun ottimismo al comandante del battaglione. Ci sono voluti ben sei mesi a Malyuk per imparare quest’arte militare di essere un vero uomo invisibile. Tutte le successive incursioni di successo nelle retrovie nemiche si sono svolte sotto la guida di Malyuk. Io gli ordinavo l’equipaggiamento e trovarlo per un simile gigante era un compito piuttosto difficile. Una settimana fa ci siamo incontrati di nuovo con il comandante del battaglione e gli ho chiesto di cosa avesse bisogno Malyuk.

    Mi ha guardato con occhi tristi e ha detto: “Sai come pregare nel modo giusto e sai cosa si fa in una chiesa. Fai in modo che si senta tranquillo lì…” Ha alzato lo sguardo al cielo e ha aggiunto: “Che incontri lassù i nostri!”.

    Non lo racconterò mai a Riccio.

    Ma non c’è bisogno che gli racconti qualcosa. Starà lì a guardarmi dentro con i suoi occhi azzurri e dirà che sono responsabile di me, mentre lui è responsabile di sé stesso e di quei ragazzi che, insieme a lui, proteggono tutti noi, senza eccezioni. E poi cercherà ancora una volta, per abitudine, di lisciarsi con la mano gli inesistenti capelli a riccio e farà una smorfia quando le sue dita toccheranno la lunga cicatrice viola sulla glabra nuca….

    Autore

    • Natalya Yaremchuk
      Natalya Yaremchuk

      Nata e residente a Kyev. È ostetricia-ginecologa con più di trenta anni di esperienza professionale. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze Psicologiche. È componente dell'ONG "Girls" (associazione che si occupa di informare le ragazze adolescenti sulla futura maternità). È moglie, madre, nonna e volontaria. Dall’inizio della guerra lavora come medico e tiene anche conferenze educative rivolte alle donne sfollate. Tra gli hobby c'è anche la scrittura; è autrice di due libri.

    guerra in Ucraina Maidan Rivoluzione della dignità Ucraina
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