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    Home»Mondo»La pace di Trump? L’unica possibile
    Mondo

    La pace di Trump? L’unica possibile

    Daniele PotoBy Daniele PotoDicembre 20, 20250 Views4 Mins Read
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    La pace di Trump
    La pace di Trump
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    Due proposte di pace per una guerra infinita. 28 punti contro 20. Trump contro l’Unione Europea e a favore di Putin. Vale la metafora guerresca. Cominci una guerra se hai la possibilità di vincerla. Qui si combatte un conflitto che non ha speranze di risoluzione vincente per l’aggredito. E da tempo. Si parla di pace giusta. La pace non è mai giusta. E chi sbandiera l’espressione fa sola retorica. La pace è un compromesso tra le conquiste dell’aggressore e la dignità del battuto. Ed è qui che ci si deve incontrare. La risoluzione in 28 punti è più realistica di quella in 20 punti. E soprattutto è la scorciatoia che conduce alla pace. Perché in una prospettiva di pace vera e non di pace finta ogni giorno sul campo di battaglia costa morti da una parte e dall’altra. E in nome di quale resistenza? Di un Paese distrutto, dal quale sono evacuati cinque milioni di ucraini. Che ha una democrazia provata e logorata dalla corruzione, con elezioni che tardano a venire e in cui Zelensky non figurerebbe certo come favorito. Chi parla di pace giusta ritiene che il compromesso tra Hamas in nome della Palestina e Israele sia stata una trattativa con queste caratteristiche? La mediazione degli Usa e l’attuale rifiuto di Trump delle pretese ucraine ha svelato il re nudo. Che era una guerra per interposta nazione: gli Stati Uniti al posto dell’agnello sacrificale ucraino per spegnere le velleità russe. Che semmai si sono rinfocolate visto l’atteggiamento prebellico dei confinanti Paesi baltici e della Polonia.

    La verità è che l’instabile Unione Europea ha perso la sua folle scommessa sul successo dell’Ucraina. Era un bluff ma sostenuto dalla volontà di movimentare l’economia con l’industria bellica. Dunque, una follia ragionata ma una scommessa persa. Le opinioni pubbliche di Francia, Germania, Inghilterra, alla prova dei fatti, dovrebbe disarcionare chi ha realmente perso. I nomi? Rispettivamente Macron, Merz, Starmer. Una posizione netta e recisa su di loro. Quella che non si può prendere sulla Meloni, un po’ di bosco e un po’ di riviera, ventriloquio di Trump, megafono di Zelensky, mai nelle photo opportunity che contavano negli anni del conflitto. Non si discute sulle qualità etiche dei due reali contendenti: Trump e Putin. Lo stigma su di loro è ottimo e abbondante. Ma in questo momento sono i mallevadori dell’unica pace possibile. E l’Unione Europea sbaglia se, per affermare la propria sopita indipendenza si frappone, prolungando il conflitto. Non occorre Machiavelli per districare il nodo ma il semplice buon senso e le necessità della ragione del senso comune. Quanti “viaggi della carità” occorreranno a Zelensky per capirlo? E perché l’Ue si incaponisce con la sua proposta quando ha piegato la testa a Trump su questioni pesanti, acquistando le materie prime dagli Usa, accettando il riarmo al 5% per cento, la mannaia di dazi aumentati? C’è una punta di masochismo istituzionale in questo atteggiamento dove la sconfitta di un Paese diventa prolungata agonia, ritardando l’inversione di tendenza, l’avanzamento di un’ipotesi di ricostruzione. Non ne va più del bene dell’Ucraina ma della sopravvivenza politica di leader bocciati dalla storia, pur rappresentando partiti tutt’altro che di destra. Si sorride quando l’argomento della propaganda dell’Unione Europea è la minaccia della guerra ibrida, ammiccando a qualche fake news o al sorvolo di droni su territori continentali. Ben più temibile propaganda è quella occidentale se uno dei suoi opinionisti a suo tempo arrivava a vaticinare la possibile invasione del Portogallo da parte della Russia. Putin fa già fatica controllare il proprio smisurato territorio e non ha mai pensato a sconfinamenti che andassero oltre il Donbass. Chi sostiene il contrario è tecnicamente ignorante o in malafede.

    Autore

    • Daniele Poto
      Daniele Poto

      Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

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