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    Home»Diritti»Viaggio nel mondo delle donne: Italia e Marocco
    Diritti

    Viaggio nel mondo delle donne: Italia e Marocco

    Giulia PerriBy Giulia PerriAprile 20, 20210 Views8 Mins Read
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    Photo by Mohamed Nohassi on Unsplash
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    Siamo con l’avvocato Kaoutar Badrane, cittadina italo – marocchina, da tanti anni in Italia. Svolge la sua attività e ha la famiglia a Bassano del Grappa.

    Foto fornita dall’autore

    I tratti del bellissimo viso, elegantemente marocchini, si sposano con la grazia dell’accento veneto.

    Da quanto tempo sei avvocato? Di quali materie ti occupi?

    Mi sono laureata nel 2006 con una tesi sul Codice di famiglia in Marocco per poi iscrivermi all’Ordine degli Avvocati di Vicenza.

    Ho aperto subito il mio studio legale a Bassano del Grappa e poi ho ottenuto l’abilitazione per esercitare la professione anche in Marocco.

     

    Come mai hai preso questa decisione?

    Per poter essere un punto di riferimento per la mia comunità: molti marocchini abitano in Veneto, tra gli oltre 600.000 che vivono stabilmente in Italia. E soprattutto cerco di tutelare e sostenere le donne, italiane e marocchine, avendo a cuore tutte le questioni relative ai diritti umani. Dal 2018 faccio parte del Tavolo sui diritti umani della Regione Veneto, in cui viene svolto un lavoro molto importante. Sono anche membro di Will Italia e di Will League, un network di avvocati italiani e di tutto il mondo, di cui ci siamo incontrate, Giulia! Il nostro network presta grande attenzione alle tematiche della vita delle donne in Italia e nel mondo, con approfondimento delle questioni giuridico-istituzionali. 

    Gli italiani scelgono il tuo paese come meta di vacanza, ma non sanno quasi nulla di come si vive in Marocco. Molti pensano che sia vigente la legge islamica….

    No: il Marocco è uno dei pochi paesi arabi in cui non vige la Sharia. Negli ultimi vent’anni vi sono stati grandi cambiamenti: nel 2003 il Re Mohamed VI, che è anche il capo religioso del paese, a maggioranza musulmana, ha dato l’avvio ad un metodo evolutivo di interpretazione dei Testi Sacri, il cd. metodo “Ijtihad”, che promuove un Islam moderato e tollerante e segue i cambiamenti sociali, culturali, di pensiero dei cittadini.

    Dopo questa rivoluzione dottrinaria del Re Mohamed VI, cosa è cambiato in Marocco?

    Questa svolta è stata il primo, fondamentale passo per una profonda trasformazione anche culturale del paese, soprattutto per le nuove generazioni: in Marocco vivono moltissimi giovani.

    Quali sono state le novità salienti?

    Senz’altro la Riforma del Codice di famiglia del 2004, che ha cambiato tutto o quasi, soprattutto per le donne: il Codice prevede la parità di diritti e doveri dei coniugi all’interno del matrimonio. La donna non è più sotto la tutela del padre o di un altro uomo della famiglia. Si pensi che fino al 2004 la donna era priva di identità anagrafica autonoma: era iscritta nel libretto di famiglia del padre e veniva “trascritta” su quello del marito, a cui veniva “concessa” in sposa: oggi, grazie alla riforma la donna viene identificata nell’atto di matrimonio tramite il proprio atto di nascita. Il matrimonio viene contratto consapevolmente dagli sposi, in libertà e sulla base del principio di parità e corresponsabilità dei coniugi. E’ stato abolito anche l’obbligo di obbedienza della donna al padre prima e al marito poi…L’argomento è così importante che ho scritto un libro sull’argomento https://www.libreriauniversitaria.it/codice-famiglia-marocco-badrane-kaoutar/libro/9788862922883

    Anche l’età per sposarsi è stata modificata

    Sì: per la donna l’età minima è 18 anni, non più 15. 

    Gli italiani pensano che il matrimonio poligamico sia ancora molto diffuso

    Foto di WimmaKanis da Pixabay

    Anche qui ci sono stati grandi passi avanti: al momento del matrimonio la donna può inserire la clausola che prevede la monogamia dei coniugi, esprimendo chiaramente la sua volontà di rimanere l’unica sposa. E’ tanto in un paese in cui la poligamia era un istituto generalizzato. Ci tengo a fare presente che nel caso di matrimoni poligamici, tale scelta non viene più lasciata alla semplice volontà del marito: vi è il vaglio della magistratura con la presenza del procuratore del Re. Vi sono molte più garanzie di equità, per quanto l’istituzione sia antiquata nella società di oggi.

    E forse andrebbe proprio abolita.

    È difficile cancellare con un colpo di spugna secoli di tradizioni: la scelta del Marocco è stata arrivarci per gradi ma con lunghi passi veloci…

    Vorrei farti una domanda sul divorzio: noi immaginiamo il ripudio del maschio che ripete due volte le fatidiche parole.

    Foto di Steve Buissinne da Pixabay

    Dopo la riforma, anche la donna ha il diritto di ripudiare il marito o meglio divorziare dal marito anche senza il suo consenso con effetto immediato e irrevocabile, senza passare dalla separazione tra i coniugi, come per lo più avviene in Italia. Ma nonostante le leggi siano cambiate, e diano maggiori diritti alla donna, sono ancora molto radicate alcune consuetudini locali: in alcuni atti di matrimonio viene ancora inserita la clausola secondo cui “la donna accetta il matrimonio a condizione di essere libera di tornare in Marocco quando lo desidera”. Anche se è stata abolita la potestà dell’uomo sulla donna, talvolta è la stessa donna che chiede di sottoporsi indirettamente alla potestà dell’uomo.

    Nel 2011 è entrata in vigore la Costituzione del Marocco.

    La Costituzione del Marocco è stato un altro passo fondamentale per i cittadini e per le donne: si basa sul principio di parità tra uomo e donna, e con questo “proclama” per le donne si è compiuto un enorme passo in avanti. 

    Pensando alla comunità di marocchini in Italia, i due sistemi giuridici come convivono?

    Rimanendo nell’ambito del diritto di famiglia, una sentenza di divorzio ottenuta in Marocco può essere trascritta e poi fatta valere in Italia grazie al riconoscimento automatico delle sentenze previsto dalla legge italiana n. 218 del 1995.

    Cosa succede in tali casi?

    Spesso accade che quando la donna chiede la separazione giudiziale in Italia, l’altro coniuge si reca in Marocco ottenendo in poco tempo una sentenza di divorzio immediato: tornato in Italia, la trascrive, bloccando gli effetti della separazione in Italia. In tal modo evita di versare gli alimenti alla moglie, in quanto in Marocco, non è previsto l’obbligo di versamento dell’assegno mensile di divorzio alla moglie, ma solo l’obbligo di mantenimento per i figli.

    Cosa deve fare una donna marocchina in Italia, divorziata secondo la legge marocchina, per ottenere il mantenimento dei figli?

    Photo by Mohamed Nohassi on Unsplash

    La donna dovrà fare un ricorso in Italia per ottenere una ri-quantificazione dell’importo dell’assegno di mantenimento per i figli, adattandolo al tenore di vita italiano. Spesso, infatti, accade che il marito che chiede il divorzio in Marocco, dichiara di non avere redditi e quindi il giudice si basa sul costo della vita in Marocco, molto inferiore a quello italiano, “liquidando” dai 40 ai 100 euro a figlio. Quello che è grave è che spesso la donna rischia di trovarsi da un giorno all’altro in mezzo alla strada, se la casa coniugale in Italia risulta essere intestata al marito.

    Non pensi che via sia il rischio che si crei un “enclave” di diritto straniero in Italia, con violazione delle nostre leggi e principi?

    Il problema è che, non ci sono accordi tra i due Stati: occorrerebbe una Convenzione bilaterale sul tema del diritto di famiglia, per creare un quadro normativo di reciprocità tra i due Paesi.Ciò aiuterebbe a delineare meglio l’applicazione della norma straniera in Italia da una parte, e dall’altra a favorire una migliore “integrazione” della comunità marocchina in Italia, nonché la nostra comunità italiana che vive in Marocco, e le sempre più numerose coppie miste italo-marocchine. 

    I marocchini che vivono qui non dovrebbero cambiare mentalità e rispettare le leggi del paese in cui vivono e lavorano?

    Credo che, in tema di diritti delle donne, di passi in avanti si possono e si devono ancora fare, non solo in Marocco, ma anche e soprattutto qui in Italia. La mia comunità di 600 mila marocchini ha ancora difficoltà linguistiche, nonché culturali. E troppe donne sono ancora “segregate” tra le mura domestiche.

    Quindi proponi una campagna di alfabetizzazione?

    La conoscenza della lingua italiana è uno strumento essenziale per l’integrazione e inclusione in un altro paese. Ho riscontrato molte volte nella mia attività professionale che le famiglie non hanno una conoscenza sufficiente della lingua e delle leggi italiane, finendo col trovarsi in situazioni che avrebbero potuto essere evitate, con grave danno soprattutto per i minori, prime vittime dei conflitti coniugali. Inoltre, è importante che anche la comunità degli avvocati acquisisca una formazione maggiormente orientata al diritto comparato e diritto internazionale.

    Ringraziamo l’avvocato Kaoutar Badrane per questo interessantissimo sguardo su una realtà poco conosciuta.

    Foto di apertura di mohamed-nohassi-ohBLkb7q2YQunsplash.jpg

    Autore

    • Giulia Perri
      Giulia Perri

      Avvocato e scrittrice, già redattrice di Tutti negli anni ’70, ho lo studio professionale a Milano, ma da qualche anno abito in una bellissima cittadina sul lago Maggiore.
      Sono nata a New York e sono arrivata in Italia da bambina, sbarcando a Napoli dove ho vissuto anni felicissimi, per poi trasferirmi a Roma e, dal 1975, a Milano dove sono rimasta fino al 2012.
      Sono un avvocato specializzato in diritto amministrativo e ho un particolare “focus” sul diritto ambientale e sulla prevenzione dell’inquinamento delle acque, da abbandono di rifiuti, da rumore, odori. Non sono un legale seduto dietro la scrivania in mezzo ai codici, ma mi confronto costantemente con le diverse realtà aziendali, con il management e con gli esperti nei diversi settori in cui opero.
      Credo molto nella comunicazione efficace e corretta, tramite i social e le testate o blog con cui collaboro.
      Convinta europeista, credo anche nel networking, in cui scambiare esperienze e conoscenza, per poter segnalare competenze e professionalità di livello, adatte alle sfide da affrontare.

    Codice di famiglia legge islamica Marocco metodo “Ijtihad”
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