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    Home»Diritti»Essere donna oggi in Polonia
    Diritti

    Essere donna oggi in Polonia

    Giulia PerriBy Giulia PerriOttobre 20, 20210 Views5 Mins Read
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    Ne parliamo con l’avvocata Malgorzata Skawinska, partner dello studio legale LEXALIS a Rzeszów, membro di WILL (Worldwide Independent Lawyers).

    L’avvocata Malgorzata Skawinska

    L’avvocata Skawinska, lettrice di diritto commerciale a WSPiA – Università di Rzeszów, che ha studiato e vissuto in Italia e parla molto bene la nostra lingua, ha accettato di parlare con noi di cosa significhi essere donne in Polonia, oggi, a oltre trent’anni dal crollo dell’impero sovietico, dopo la svolta impressa da Papa Wojtyla, insomma un secolo dopo!

     

    Cominciamo da una nota positiva…

    Sicuramente essere donne in Polonia oggi è più facile di qualche decennio fa: molte donne, con la forza di determinazione, magari partendo da situazioni di povertà e con famiglie modeste alle spalle, sono riuscite, come me, a trovare la propria strada, a conseguire il risultato che volevano. Oggi sono avvocato, ho conseguito un dottorato di ricerca in giurisprudenza e anche in business management, sono lettrice alle diverse università polacche, e non ho dovuto sacrificare – per questo – la famiglia: vivo con mio marito e due figlie e mi posso ritenere una donna soddisfatta.

     

    Merito tuo!

    Non solo: da sola non puoi farcela! A parte mio marito, che devo ringraziare per avermi sostenuta, la principale novità oggi in Polonia, soprattutto per le più giovani, è sapere di non essere sole. Per questo incontro molti studenti, molte giovani studentesse che frequentano i miei corsi, per ascoltarli, spronarli e far sentire loro un sostegno concreto, che li aiuterà per il futuro.

     

    A queste note positive fanno da contraltare, notizie buie: abbiamo letto del recente forte passo indietro nella legislazione sull’aborto, tema delicato e di fondamentale importanza per comprendere come stanno le donne in un certo paese…

    Per noi è stato un duro colpo: fino a poco tempo fa l’aborto era permesso fino alla venticinquesima settimana, anche se solo in tre casi: la vita della madre doveva essere in pericolo, oppure si doveva essere in presenza di una grave malformazione del feto oppure in caso di stupro.

     

    E ora qual’è la situazione?

    Molto grave: nel mese di gennaio di quest’anno la Corte Costituzionale ha passato un colpo di spugna su tutto questo, lasciando alla donna la scelta dell’aborto solo nel caso di stupro oppure pericolo di vita delle madre. Nei caso di malformazione del feto l’aborto è vietato con severe sanzioni per i medici.

     

    Come hanno reagito le donne?

    Con scioperi in tutto il paese. Abbiamo dalla nostra parte il Parlamento europeo che, con una sentenza dell’ottobre del 2020, ha affermato che il divieto di aborto nel caso di malformazioni del feto, mette a repentaglio la salute e la vita delle donne. Le proteste continuano, vedremo cosa succederà.

     

    Per quanto riguarda gli altri diritti delle donne…?

    L’art. 33 della nostra Costituzione stabilisce che uomini e donne abbiano gli stessi diritti nella vita familiare, politica, sociale ed economica.

    Quindi, sulla carta, vi sono anche pari diritti all’istruzione, all’occupazione, di promozione sociale, parità di retribuzione, parità per ricoprire cariche e svolgere funzioni pubbliche.

    E in effetti, negli ultimi anni, la situazione delle donne è cambiata in modo significativo: abbiamo avuto accesso a lavori nuovi, realizzato ambizioni, assunto un diverso status sociale, superando la realtà – molto più difficile – delle nostre mamme o nonne, ed entrando in ambiti fino a poco tempo fa percepiti come tipicamente maschili.

     

    La Polonia è un paese profondamente cattolico, come influisce questo sulla realtà delle donne?

    La Chiesa promuove i valori tradizionali: la donna è l’angelo del focolare mentre l’uomo si prende cura degli affari pubblici. Sono valori in cui le giovani faticano a ritrovarsi.

     

    Quindi, siamo ancora lontani dall’uguaglianza di genere…

    La Polonia si colloca al 24° posto nell’UE per quanto riguarda l’indice di uguaglianza di genere, con un punteggio di 12,1 punti al di sotto della media europea. Ma qualcosa sta cambiando: durante il 2020 nei consigli di amministrazione delle maggiori società quotate le donne sono arrivate al 23%, anche se, nelle posizioni più alte, il divario retributivo aumenta rispetto a quello riscontrabile nei livelli lavorativi inferiori, arrivando fino al – 30%.

     

    Siamo alle solite….

    Secondo il Women in Work Index, la differenza di salario tra donne e uomini in Polonia non sarebbe elevata, attestandosi nel 2019 sul 6%, ma in realtà, la situazione delle donne nel mercato del lavoro polacco non è molto ottimistica. Continuano a esservi ostacoli dovuti a modelli culturali antiquati, pregiudizi spesso inconsci, l’incapacità delle imprese di trattare la diversità come un obiettivo aziendale.

     

    Politicamente, le donne polacche sono coinvolte?

    Dopo il 1989, le donne hanno avuto ruoli importanti nella politica, anche se nessuna ancora è diventata presidente della Repubblica! Nel Parlamento le donne sono aumentate fino a raggiungere il 28% nel 2020: sempre poco, ma meglio di prima. Anche in questo caso, secondo me, ciò è dovuto a stereotipi negativi e alla paura delle donne di una reazione negativa nel proprio ambiente se dovessero dedicarsi alla politica attivamente. C’è poi il famoso tetto di vetro, che gli uomini sono molto abili a nascondere e perpetrare e che, finora, non siamo riuscite a rompere….

     

    Finiamo con il buco nero della violenza….

    Fino a poco tempo fa, la violenza domestica era considerata un fenomeno che interessava solo famiglie patologiche. Non è così: oggi, la violenza domestica è un fenomeno comune, presente in vari ambienti, indipendentemente dall’istruzione e dallo stato sociale dell’autore e della vittima e la situazione è peggiorata durante i lockdown per il Covid. Inoltre, siamo molto preoccupate perchè in Polonia vi sono forti spinte perchè il Consiglio d’Europa si ritiri dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica.

     

    C’è molto da fare, mi sembra. Ringraziamo molto l’avvocato Malgorzata Skawinska per questa interessante intervista.

    Autore

    • Giulia Perri
      Giulia Perri

      Avvocato e scrittrice, già redattrice di Tutti negli anni ’70, ho lo studio professionale a Milano, ma da qualche anno abito in una bellissima cittadina sul lago Maggiore.
      Sono nata a New York e sono arrivata in Italia da bambina, sbarcando a Napoli dove ho vissuto anni felicissimi, per poi trasferirmi a Roma e, dal 1975, a Milano dove sono rimasta fino al 2012.
      Sono un avvocato specializzato in diritto amministrativo e ho un particolare “focus” sul diritto ambientale e sulla prevenzione dell’inquinamento delle acque, da abbandono di rifiuti, da rumore, odori. Non sono un legale seduto dietro la scrivania in mezzo ai codici, ma mi confronto costantemente con le diverse realtà aziendali, con il management e con gli esperti nei diversi settori in cui opero.
      Credo molto nella comunicazione efficace e corretta, tramite i social e le testate o blog con cui collaboro.
      Convinta europeista, credo anche nel networking, in cui scambiare esperienze e conoscenza, per poter segnalare competenze e professionalità di livello, adatte alle sfide da affrontare.

    condizione femminile donne Polonia
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