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    Home»Sviluppo sostenibile»Tecnologie e cura del clima, i pilastri di un vero New Deal
    Sviluppo sostenibile

    Tecnologie e cura del clima, i pilastri di un vero New Deal

    Nunzio IngiustoBy Nunzio IngiustoMaggio 20, 20220 Views5 Mins Read
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    Con il prolungarsi della guerra in Ucraina e l’aumento delle sanzioni alla Russia cresce in Europa il timore per i prossimi mesi  di dover ridurre i consumi di energia. Il sospetto di rinunce e privazioni con conseguenze imprevedibili. Mario Draghi ne ha parlato in più di un’occasione e la preoccupazione ha cominciato a farsi strada. C’è, tuttavia, un altro elemento da prendere in considerazione quando si parla di fabbisogno energetico (al di là della contingenza di una guerra) ed è il clima. Una variabile che influenza  approvvigionamenti,  produzione, consumi, sia per le famiglie che per le imprese. L’impatto è globale ma la strategia europea per un quadro diverso dall’attuale punta ancora al 2050. Gli scompigli provocati dalla crisi russo-ucraina non hanno, per ora, costretto l’Ue a rivedere i programmi. La domanda è se si possono delineare scenari che rassicurino un po’ le persone. Ipotesi che aiutino a risparmiare energia senza troppi traumi sociali ed economici. In Italia l’Enea ha creato un portale per aiutare a migliorare le prestazioni di energia private. Il Green Deal Europeo ha fissato obiettivi ambiziosi per tutta l’Unione. Ma se lo scopo finale resta la riduzione del 55% delle emissioni nocive e la neutralità climatica al 2050, l’Italia è tra i Paesi che deve necessariamente rivedere il suo Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). Una necessità basata su studi e proiezioni di medio periodo. Penso che non prenderli in considerazione significa cancellare ogni ambizione di sviluppo sostenibile. Del resto una conferma arriva dall’ultimo studio” Energia elettrica 2050. Quali scenari per l’Italia? curato da Andrea Ballabio, Donato Berardi, Roberto Bianchini, Andrea Tenconi e Samir Traini per il laboratorio Ref Ricerche. Una revisione del Piano italiano si deve fare tenendo conto anche della “Strategia Italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra”. Lì dove per il 2050 si indica una quota di elettricità da fonti rinnovabili compresa tra l’80 e il 100%.

    L’analisi degli obiettivi climatici e del mix necessario per raggiungerli ha la sua importanza. In prospettiva due fattori potranno modificare livello e profilo della domanda elettrica a cui non possiamo rinunciare: “l’incremento dell’efficienza energetica e la maggior penetrazione del vettore elettrico come fonte”, scrivono i ricercatori. Maggiori opportunità e frequenza di consumo significano maggiore domanda di energia. Un ragionamento che vale per tutti i Paesi UE, evidentemente. Il caso più noto è quello delle auto elettriche da incentivare. Ma si pensi anche  alle pompe di calore, per sostituire le caldaie a gas per riscaldare gli edifici. L’aria sarà meno inquinata. Bisogna, cioè, puntare sulla tecnologia, sostituendo il più possibile metano con elettricità pulita. Non si fa solo un torto a Putin, ma si dimostra la capacità di ottenere efficienza da macchine avanzate rispetto alle caldaie tradizionali. Il governo italiano ha concesso agevolazioni finanziarie per queste soluzioni. Ci sono state polemiche sull’utilità o meno di spendere soldi pubblici , ma di concreto c’è l’ampliamento della disponibilità di energie a basso impatto ambientale. Il merito sta tutto in un “più efficiente processo produttivo dell’energia elettrica” e le intelligenze per fare queste cose non mancano. Puntare su fotovoltaico ed eolico – accelerandone l’installazione – vuol dire rafforzare gli asset energetici nazionali con gli effetti sul clima  a fare da sfondo. Non ci sono alternative. Costi e tempi ? Anche in questo caso credo che lo studio REF si confermi una buona guida. Vi leggiamo che per le rinnovabili, ormai, c’è una reale convenienza economica ad usarle. Che diverse fonti green hanno raggiunto valori comparabili a quelli dei combustibili fossili più diffusi. “Solo installando fotovoltaico sul 2,5% delle superfici disponibili italiane, per esempio, si raggiungerebbe il target di fotovoltaico previsto al 2030. “

    L’eolico a terra è, poi, la fonte di energia rinnovabile meno cara. Per dire: nel 2021 sono state presentate al Ministero della Transizione Ecologica 64 manifestazioni di interesse per impianti offshore al largo di Sicilia e Sardegna. Restano in piedi, pero’, “la lunghezza e la tortuosità dei processi autorizzativi e le locali manifestazioni di contrarietà (sia delle comunità che dei politici che le amministrano)”. Un’amara sintesi viene dallo stesso Ministro Roberto Cingolani quando afferma che l’Italia ha 3 GW di impianti rinnovabili bloccati per l’impatto paesaggistico. Un obbrobrio che contraddice i Decreti Semplificazione degli ultimi mesi e sminuisce i fondamentali per  uno sviluppo sostenibile. No, non ci siamo. Bisogna davvero metterci d’accordo su cosa vogliamo fare per i prossimi decenni. E sarebbe opportuno – a mio avviso – che la politica non si esaltasse in dichiarazioni pubbliche per cose non veritiere, almeno quando parla di clima. Intanto il gas che l’Italia sta comprando dappertutto, continuerà ad essere strategico nel mix della transizione. L’indecisione di queste settimane dell’UE per stabilire un prezzo unico è un altro sostegno alle divergenze tra governi. I ricercatori del REF scrivono che è “necessario ripensare e regolamentare la formazione del prezzo” perché il gas servirà a coprire tutte le eventuali mancanze delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo. Scenari stimolanti da seguire, ma che non ridurranno le preoccupazioni degli italiani (e non solo) finché non diventeranno realtà. E l’Italia non rafforzerà il proprio ruolo tra i 27.

    Autore

    • Nunzio Ingiusto
      Nunzio Ingiusto

      Nato a Pomigliano d’Arco (Na) giornalista, laureato in Scienze Politiche Ha iniziato negli anni ’80 ed ha scritto per l’Unità, Paese Sera, Il Mattino, Il Denaro, Specchio Economico, il Riformista, www.startmag.it. Nella lunga carriera si è occupato di Mezzogiorno, economia, energia, green economy, ambiente. É stato Direttore di periodici locali ed account manager in Eni e Italgas. Ha fatto parte di Comitati, Commissioni speciali su ambiente ed energia. Già consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Relazioni Pubbliche (Ferpi) è membro della Federazione Italiana Media Ambientali ( FIMA) e della Free Lance International Press (Flip). E' autore del libro “Mezzogiorno in bianco e nero“ (Ed. Orizzonti Meridionali). Ha vinto il Premio giornalistico “Calabria ‘79” e il "Premio Nadia Toffa 2022 ».Scrive per FIRSTonline collabora con Italia Notizie24, EspressoSud;

    energie rinnovabili Europa Vladimir Putin
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