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    Home»Diritti»La libertà di espressione degli studenti stranieri in America: Trump usa la mano dura
    Diritti

    La libertà di espressione degli studenti stranieri in America: Trump usa la mano dura

    Domenico MaceriBy Domenico MaceriAprile 18, 20250 Views4 Mins Read
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    “Ogni volta che scopriamo uno di questi lunatici, gli revoco il visto”. Così Marco Rubio, il Segretario di Stato statunitense, mentre cercava di spiegare perché Rumeysa Ozturk, una dottoranda turca alla Tufts University nello Stato del Massachusetts, era stata arrestata e trasportata in un carcere della Louisiana. Rubio definisce “lunatici” accademici stranieri che, secondo lui manifestano e vandalizzano i campus universitari americani. Più di 300 persone hanno perso il loro visto a causa di questa descrizione di Rubio.

    Il filo conduttore per la revoca di questi visti sembra essere di avere manifestato o espresso opinioni contrarie a quelle dell’amministrazione Trump. Oltre a Ozturk, un altro dottorando alla Columbia University, arrestato anche lui e trasportato in Louisiana, e parecchi altri sono stati presi di mira. Alcuni di questi individui si sono dati alla macchia, avendo sentito che agenti dell’immigrazione li stavano cercando. Una studentessa è fuggita in Canada temendo di essere deportata dagli Usa. Alcuni di questi individui hanno persino il cartellino verde, il permesso di residenza legale, che dovrebbe assicurare la loro protezione ma l’amministrazione Trump non sembra rispettare le ovvie leggi.
    Si tratta infatti di abusi, come ha constatato Elizabeth Warren, la senatrice liberal del Massachusetts, la quale ha accusato Trump di prendere di mira “studenti con status legale allontanandoli dalle loro comunità senza un giusto processo”. La costituzione americana garantisce che tutti gli americani, incluso i residenti stranieri, hanno diritto a procedure giuste e legali che non li privino della vita, la loro proprietà, e la loro libertà. Ciò include il diritto di parola garantito dal primo emendamento.

    L’amministrazione Trump con le sue azioni mette in dubbio questi diritti costituzionali. L’arresto di Ozturk pochi giorni fa è stato filmato e ci dà un’idea del modus operandi. La trentenne dottoranda è stata avvicinata da un individuo con maschera che all’inizio sembra chiederle informazioni. Subito però si avvicinano parecchi altri individui, anche loro mascherati, e alle grida della studentessa di chiedere aiuto alla polizia, si sente dire che gli individui mascherati sono “la polizia” nonostante il fatto che non esibiscono alcun documento o badge. Un individuo presente estraneo alla vicenda ha usato il suo telefonino per filmare l’accaduto e si sente la sua voce che domanda se si tratta di “a kidnapping”, un rapimento. Anche il caso dello studente della Columbia è avvenuto in circostanze drammatiche poiché fu arrestato davanti alla moglie, cittadina americana, che disperatamente cercava di bloccare l’arresto.

    Il clima nel mondo accademico di studenti stranieri in Usa è molto teso. Per proteggersi da eventuali ritorsioni alcuni hanno già cancellato post su social media che possono essere considerati contrari alle posizioni del presidente Trump. E proprio quello che è successo a un cittadino francese che aveva espresso opinioni di dissenso su Trump. Per le sue opinioni il permesso di ingresso negli Usa gli è stato vietato alla dogana. La famiglia di una studentessa di origini sudcoreane, venuta in America all’età di sette anni con permesso di residenza legale, è stata visitata da agenti dell’Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia incaricata del controllo alle frontiere e i flussi migratori. Non sono riusciti a trovarla. Il suo “reato”? La partecipazione a manifestazioni pro-Gaza alla Columbia University.

    Le uniche protezioni a questi potenziali abusi da parte di Trump sono emerse dalla magistratura. I legali della studentessa sudcoreana hanno esposto denuncia e un giudice di Manhattan ha bloccato il possibile arresto e detenzione, asserendo che gli agenti dell’Ice non avevano presentato sufficienti ragioni. Spesso però i magistrati non reagiscono con la richiesta tempestività e gli agenti agiscono spostando le loro vittime in Louisiana, lontano dal luogo di residenza, rendendo difficile la loro difesa. Questa fretta di azione produce gli arresti di individui che non meriterebbero essere deportati e a volte errori grossolani avvengono causando tragedie. Proprio in questi giorni in una procedura legale l’amministrazione Trump ha ammesso di avere sbagliato nell’arresto di un migrante salvadoregno con permesso di residenza legale temporanea il quale è stato trasferito in un carcere in El Salvador. Ciononostante, le autorità hanno informato il giudice che non è possibile riportarlo negli Usa. Legali di altri venezuelani hanno accusato l’amministrazione di simili abusi che sono stati però messi in dubbio dalle autorità.

    Sbagli o abusi non sembrano preoccupare l’amministrazione di Trump. Tom Homan, il cosiddetto zar delle frontiere di Trump, rispondendo alla domanda in un programma della Fox News, ha dichiarato che non gliene frega niente di quello che pensa “la sinistra” “né di cosa pensano i giudici”. Ha concluso che continueranno “senza tregua” nel loro lavoro.

    Autore

    • Domenico Maceri
      Domenico Maceri

      PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

    diritti Donald Trump stati uniti studenti stranieri usa Università
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