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    Il riconoscimento della Palestina

    Cosimo RisiBy Cosimo RisiAgosto 19, 20250 Views5 Mins Read
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    Di Cosimo Risi

    La Francia annuncia il riconoscimento della Palestina in due tempi: la decisione politica subito, la formalizzazione in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in settembre. Il Regno Unito si appresta a seguire la Francia. La Germania esita, le ragioni storiche la trattengono da qualsiasi passo che ne rievochi l’infausto passato. Il Cancelliere federale critica le stragi di Gaza, mentre un suo Ministro ammette che Israele sta facendo il lavoro sporco per tutto l’Occidente. Ed infine, pressato dai compagni SPD della coalizione, Merz avvia la riflessione che potrebbe condurre al riconoscimento. Insomma: non ora, in un prossimo futuro probabilmente si.

    Immagine tratta da Wikipedia che mostra la mappa della Striscia di Gaza

    Per l’Italia, il perdere la sponda tedesca significa indebolire la linea mediana fra la critica alle stragi, la solidarietà a Israele, la vicinanza all’America. L’opposizione reclama il gesto forte, il Governo prende tempo.

    Il Ministro Bezalel Smotrich risponde alla sua maniera alla provocazione franco-britannica. Autorizza la costruzione di migliaia di alloggi per coloni nell’area E1 della Cisgiordania: uno snodo strategico per tagliare in due il territorio e rompere la continuità fra Ramallah e Betlemme. Lo Stato di Palestina è impossibile – dichiara trionfante e sicuro del sostegno del Primo Ministro. Gaza sarà presto occupata dalle IDF e “volontariamente” evacuata degli abitanti, la Cisgiordania è spezzettata. L’ipotesi di scuola di due popoli – due stati resterà una pia intenzione di chi vuole minare lo Stato ebraico ponendogli accanto uno Stato palestinese irrimediabilmente ostile.

    Gli Stati Uniti tacciono, il che lascia pensare a Smotrich che il silenzio sia assenso di fatto. E d’altronde la formula sacramentale non è mai piaciuta al Presidente Trump. Quale sia la soluzione per costoro è da vedere, probabilmente lo svuotamento di tutta la terra palestinese, grazie a trasferimenti di massa verso paesi arabi amici. Israele avrebbe contatti con Somaliland, Libia, Emirati Arabi, oltre che con i naturali approdi di Egitto e Giordania.

    Circola la parola “genocidio” riguardo agli eccidi a Gaza. La sdogana David Grossman, con dolore e dopo un lungo tormento interiore. Attribuire il genocidio a Israele, lo Stato nato sulla scorta del genocidio degli Ebrei, è un argomentare forte da parte di chi ha il talento dello scrivere e adopera le parole con sapienza.

    Distruzioni a Gaza dopo bombardamenti israeliani (Foto da Notizie.it)

    Anna Foa, la storica del Suicidio di Israele, si pone nella scia dello scrittore israeliano, rileva il contrasto fra la natura democratica dello Stato e l’errore dell’occupazione. La Senatrice Liliana Segre non ama la parola “genocidio”, molti la agitano a mo’ di offesa per offuscare la memoria storica della Shoah e confondere fra gli Ebrei da una parte, compresi quelli della diaspora, e lo Stato di Israele ed i suoi governanti dall’altra.

     

    Alcune delegazioni all’ONU adottano la Dichiarazione di New York, sottoscritta da alcuni paesi occidentali e di alcuni paesi arabi. Per la prima volta, e in maniera diplomaticamente formale, le delegazioni arabe imputano a Hamas la responsabilità del pogrom di ottobre 2023 come l’inizio della crisi di Gaza. Chiedono che Hamas rilasci gli ostaggi, sia disarmata, lasci il controllo della Striscia all’Autorità Palestinese. Chiedono la fine dell’assedio a Gaza ed il ripristino di un barlume di vita civile. Chiedono infine che si dia vita ad uno Stato di Palestina in grado di convivere con lo Stato di Israele.

    Alcune delegazioni all’ONU adottano la cosiddetta Dichiarazione di New York, sottoscritta da alcuni paesi occidentali e di alcuni paesi arabi. Per la prima volta, e in maniera diplomaticamente formale, le delegazioni arabe imputano a Hamas la responsabilità del pogrom di ottobre 2023 come l’inizio della crisi di Gaza. Chiedono che Hamas rilasci gli ostaggi, sia disarmata, lasci il controllo della Striscia all’Autorità Palestinese. Chiedono la fine dell’assedio a Gaza ed il ripristino di un barlume di vita civile. Chiedono infine che si dia vita ad uno Stato di Palestina in grado di convivere con lo Stato di Israele.

    Centinaia di migliaia manifestano a Tel Aviv per chiudere subito la “futile guerra” e liberare gli ostaggi, vivi e morti. La polizia reagisce con mano ferma, ne arresta alcuni. Ai manifestanti va la rampogna di Netanyahu: favoriscono Hamas. Un tratto distintivo della democrazia di Israele si attenua: chi è contro il Governo favorisce il nemico. Ed infine la visita del Ministro Itamar Ben-Gvir a Marwan Barghouti in carcere. Condannato ad un infinito ergastolo, il palestinese è ritenuto il solo idoneo a risollevare le sorti dell’Autorità Palestinese. Il Ministro gli rinfaccia che i nemici del popolo ebraico non prevarranno e posta l’immagine di un uomo smagrito. Il gesto è un misto di sfrontatezza e di inconfessato timore. Un interlocutore autorevole in campo palestinese è necessario ai fini di qualsiasi trattativa che non sia la capitolazione del popolo.

    La chiave resta in mano americana. La Dichiarazione di New York rivolge l’appello a Washington affinché eserciti tutta la sua influenza sui contendenti per superare l’emergenza: liberare gli ostaggi vivi, rilasciare le salme dei morti, fermare gli eccidi. L’inviato americano visita Gaza assieme all’Ambasciatore a Gerusalemme. Starebbero preparando la missione di Trump. Si muovono i camion con le derrate alimentari. Gli aerei cargo sganciano gli aiuti con il paracadute. La triangolazione fra Egitto, Qatar, Stati Uniti prosegue faticosamente.

    Il riconoscimento della Palestina è un atto simbolico per dare la scossa alle trattative ed esercitare pressione su Israele. Che la soluzione dei due stati sia effettivamente viabile, ed in quali modi e tempi, è da valutare nel corso dei negoziati sull’assetto finale.

     

    Autore

    • Cosimo Risi
      Cosimo Risi
    autorità palestinese Cisgiordania Donald Trump due popoli due stati Gaza genocidio Gaza Hamas IDF Israele Nethanyau Palestina riconoscimento Palestina
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