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    Società

    La vera azione per combattere l’odio e la discriminazione fra gruppi etnici e religiosi

    Alessandro Erasmo CostaBy Alessandro Erasmo CostaSettembre 20, 20252 Views9 Mins Read
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    La denuncia delle inefficienze e delle carenze di funzioni essenziali dello Stato come l’istruzione e la sanità, sono oggetto di forti critiche e proteste da parte di molti politici e della società civile non solo in Italia ma in molti paesi europei come la Francia che era un leader in questi settori, privilegiando sempre queste due essenziali attribuzioni dello stato democratico.

    Non sta certo a me aggiungermi a tutti coloro che si battono per sanità e istruzione in un paese che da anni vive una importante decadenza di queste essenziali responsabilità dello stato democratico.

    Vorrei però attirare l’attenzione su alcuni problemi che vengono dalla storia ed altri che si riferiscono alla difficoltà di scelte politiche che comportano importanti risorse dello Stato.

    Un po’ di storia dell’istruzione pubblica

    Qualsiasi ricerca sulla storia di questi due interessi, di queste due funzioni, del sistema pubblico non dovrebbe far dimenticare che esse sono una conquista molto recente della storia umana.

    In questo articolo non ci sono certo gli spazi per tracciare una storia di queste due essenziali tematiche, ma vale la pena di darne qualche elemento fondamentale. Mi concentrerò sull’istruzione anche se la storia della salute come funzione pubblica, è praticamente analoga.

    Già quasi quattromila anni fa i sumeri e gli egizi avevano organizzato scuole pubbliche, ma soltanto per formare i funzionari amministrativi dello stato. Alcuni dei rilevanti tentativi di una scuola pubblica, di una istruzione pubblica, gratuita e obbligatoria – come la intendiamo oggi – si devono fra i primi a Federico Il Grande di Prussia che la istituì nel 1763. La Francia la adottò nel 1793, come applicazione dei principi affermati con la Rivoluzione Francese. L’Inghilterra la costituì con l’Elementary Education Act del 1870, la Scozia nel 1872 e la Svezia tra i precursori del sistema fu tra i primi paesi scandinavi ad istituirla alla metà del XIX secolo.

    In Italia, il progresso di scolarizzazione obbligatoria iniziò nel 1774 ad opera di Maria Teresa d’Austria moglie di Vittorio Emanuela I, Re di Sardegna, e divenne una funzione istituzionale dello Stato con la legge Casati del 1859, che aveva lo scopo di combattere l’analfabetismo, mentre una istruzione come responsabilità primaria dello Stato si deve alla riforma di Giovanni Gentile del 1923. Nel nostro paese molti sono stati i momenti di riforma dell’istruzione per aggiornarla al mutamento dei tempi ma l’impostazione ha continuato ad essere quella del grande filosofo.

    (Questi importanti passaggi storici non rappresentano una manifestazione della mia informazione e della mia cultura, perché si trovano agevolmente su internet).

    L’istruzione per secoli appannaggio dei credo religiosi

    Non mi permetto di tracciare una storia dell’istruzione: per secoli essa, come del resto la difesa della salute, sono stati appannaggio dei grandi credo religiosi, per i quali l’educazione era strumentale all’affermazione delle diverse religioni, mentre la cura dei malati era un esercizio di carità. Non si è trattato quindi per molti secoli di una istruzione universale e pubblica ma di una esclusiva per la propagazione delle varie fedi. Il mondo ebraico è stato fra i primi a curare molto questo tipo di istruzione fin da 500 anni prima di Cristo ma essa si concentrava sull’insegnamento dei testi sacri oltre che della lingua ebraica, come ancora oggi avviene per le madrasse del mondo islamico più ortodosso.

    La nascita dell’istruzione pubblica come diritto umano e responsabilità primaria dello Stato

    Il diritto a una istruzione pubblica obbligatoria e concepita come una responsabilità dello Stato, si deve certamente alla dichiarazione dell’Assemblea dell’ONU sui diritti umani del 1948, che ha definitivamente iscritto il diritto all’istruzione fra i fondamentali diritti umani.

    L’istruzione pubblica, l’idea di una istruzione pubblica come funzione obbligatoria dello Stato, ha quindi soltanto poco più di settanta anni, che rappresentano una infinitesima parte della storia umana visto che essa ha avuto inizio molte migliaia di anni fa. Fino alla metà del ‘700 l’istruzione era essenzialmente “privata”, e cioè riservata alle famiglie più importanti, come quelle regnanti, o tutte quelle che si potevano permettere precettori ed insegnanti, oppure medici per curare i loro malanni.

    Se ne deduce che l’istruzione pubblica si è affermata come funzione, interesse pubblico dello Stato praticamente soltanto dopo la fine della seconda guerra mondiale.

    Ma quale istruzione?

    Occorre però riflettere sul tipo di istruzione della quale i cittadini europei hanno potuto beneficiare, praticamente fino ad ora, con particolare riferimento al nostro paese. Poco importa l’eliminazione del greco e del latino o l’incremento dell’importanza delle materie scientifiche. Come si vede dai testi scolastici, l’istruzione di base, soprattutto quella letteraria e storica, che rappresentano le basi della cultura, sono state essenzialmente costruite da testi che hanno privilegiato la creazione degli Stati e soprattutto i rivolgimenti causati dalle guerre, puntando su capi di Stato, condottieri ed altri personaggi celebrati dalla storia. Non è un caso che la materia insegnata fosse la storia della filosofia, piuttosto che l’analisi del pensiero dei grandi filosofi.

    Non sono certo soltanto io a notare che questo tipo di istruzione mette in secondo piano gli aspetti e gli attori positivi della storia umana. Certo oggi molti professori parlano anche di Ghandi e di Mandela, ma essi rappresentano certamente una eccezione rispetto ad una storia che descrive soprattutto battaglie di conquiste e di potere, oltre che scontri politici ed ideologici. Si potrebbe dire che le azioni positive che hanno inciso sulle comunità umane, da San Francesco in poi, sono molto meno rilevanti di quelle che hanno causato milioni di morti. E si potrebbe aggiungere che i libri di storia descrivono azioni che riguardano il male, trascurando tutte quelle che hanno promosso il bene e cioè la convivenza delle comunità umane. Come molti oggi notano manca anche quasi completamente la storia dell’apporto delle donne allo sviluppo delle società umane.

    Il rilevante costo dell’istruzione nei bilanci degli Stati

    Però l’istruzione – come la sanità – sono servizi pubblici che gravano sulle risorse dello Stato: bisogna quindi poterseli permettere. Una famiglia che vive il crollo delle sue risorse economiche, dovrà rinunciare a farsi fare i vestiti da un sarto, comprerà prodotti più economici al supermercato e magari rinuncerà a una scuola esclusiva per i più giovani. Purtroppo ogni aspirazione, ogni desiderio umano, devono fare i conti con i soldi.

    Sono da tempo trascorse le epoche di boom economico degli anni del dopoguerra, che facevano crescere non solo le risorse delle famiglie, ma anche quelle dello Stato che provengono dalla tassazione. Vorremmo tutti una scuola pubblica efficace e gratuita – come per la sanità – ma ce la potremo ancora permettere? Sappiamo tutti i tagli che la scuola ha subito negli ultimi decenni, così come quelli che hanno afflitto la sanità. Ma sappiamo anche che i bilanci dello Stato sono quasi tutti in deficit, come appunto una famiglia che non può più permettersi quello che cui era abituata. Inoltre in tutti i paesi, ma in particolare in Italia e in Francia, tutti si lamentano delle tasse che ritengono insostenibili. Vogliamo gli stessi servizi di prima, ma pagando meno tasse!

    Certo si tratta di scelte politiche, ma oggi le necessità delle comunità umane sono molto aumentate, dobbiamo pensare agli immensi investimenti per i servizi informatici e la nuova IA ed ultimamente anche la difesa militare che per anni non era stata un problema.

    L’istruzione, il vero strumento per combattere odio, discriminazione e violenza

    Perché parlo dell’istruzione? Perché essa è l’unico strumento per combattere veramente l’odio e la violenza. Nel mio ultimo anno di liceo, quando la maturità riguardava tutte le materie, nessuno dei docenti aveva mai parlato del pensiero critico. Forse il nome non esisteva, ma eravamo costretti a leggere e commentare moltissimi classici, libri o testi filosofici, che senza dichiarazioni o strategie, ci mostravano in concreto la pluralità delle idee e delle visioni sui singoli temi e problemi. Il pensiero critico di molti italiani non veniva da un corso specifico ma dalla proposta di testi diversi che ci facevano nascere molte domande, su chi aveva ragione e chi torto.

    Oggi la scuola e l’università sono spesso costruite sulla spiegazione di testi specializzati su materie sempre più specifiche, per rispondere alle necessità del mercato del lavoro, e occorre in pratica impararli in modo acrilico in funzione degli esami. Non dico certo che tutti gli insegnanti facciano così ma certamente professori di scuole ed università sono molto meno qualificati, molto meno preparati di quelli di un tempo. Essi spiegano spesso un testo ma troppo poco sollevano discussioni che sono le uniche a creare il pensiero critico.

    Quando il pensiero critico manca, è normale essere soggetti ad una informazione occasionale, sempre più spesso fornita dai social media dei quali non si hanno gli strumenti per valutarne la veridicità.

    Ecco perché una informazione così si presta alla manipolazione per ragioni politiche ed ideologiche e moltissimi giovani, ma anche molti giornalisti ed esperti, lavorano per interessi specifici di tipo politico o ideologico dividendo la società, discriminando la diversità, e alla fine generando odio e forse violenza invece del confronto.

    A politici che sono eletti per quattro o cinque anni non interessano riforme e visioni di lungo periodo perché vogliono soltanto conservare il potere. Solo il Vaticano e la Cina programmano a lungo termine, e i risultati si vedono.

    Discriminazione, odio e violenza non si combattono con polizia e tribunali, ma riportando l’educazione, l’istruzione, alla sua primigenia funzione di guidare le menti al pensiero, ma questo è un percorso lungo che non darà mai risultati nel breve periodo.

    Ecco perché le guerre e le violenze sono oggetto di contrasti, anche violenti, tra le diverse posizioni politiche e questo genera il mondo nel quale stiamo vivendo adesso.

    L’autore dichiara a difesa del suo onore e della sua responsabilità, che tutto quanto scrive dipende esclusivamente dalla sua modesta esperienza e cultura e che non si è servito, né si servirà mai in futuro, di ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale per le sue ricerche e i suoi scritti.

    Autore

    • Alessandro Erasmo Costa
      Alessandro Erasmo Costa

      Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

    Europa Istruzione Italia sanità
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