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    Home»Attualità Internazionale»Un nuovo ordine mondiale
    Attualità Internazionale

    Un nuovo ordine mondiale

    Pietro RagniBy Pietro RagniSettembre 20, 20252 Views7 Mins Read
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    Il Terremoto

    In questo 2025 stiamo assistendo ad un protratto terremoto politico a livello internazionale, tale, dopo ottanta anni e dopo il superamento della “Guerra fredda”, di ridisegnare l’ordine mondiale, procurando un caos mai visto in precedenza, rompendo alleanze decennali, riavvicinando storici nemici.

    Questo terremoto ha un luogo come epicentro, Washington e ha un nome preciso: Donald Trump.

    Presidente USA D. Trump (foto da Wikipedia)

    Il Presidente americano forse aveva obiettivi diversi di quelli che appaiono delinearsi, nella sua infinita tracotanza ha creduto di poter controllare l’energia che ha improvvisamente sprigionata e di scongiurare o riparare in extremis gli inevitabili punti di rottura che si sarebbero creati. Ha fallito tutti gli obiettivi che aveva dichiarato.

    Ha riabilitato Putin, ha incoraggiato in maniera criminale Netanyahu, ha ingiustamente mortificato Zelensky; con i dazi e i suoi comportamenti altezzosi non solo sta molestando gli alleati storici dall’Unione Europea, al Canada, all’India, ma non dimostra un disegno di prospettiva credibile. I bombardamenti russi in Ucraina continuano, Israele è impelagato in maniera deleteria nel dramma di Gaza, è stato aperto un nuovo contenzioso bellico con i bombardamenti dell’Iran.

    L’obiettivo dichiarato di Trump era di far cessare la guerra in Ucraina in poco tempo, Putin di fatto lo sta prendendo in giro con stop e go, con una serie di menzogne seguite da nuovi bombardamenti, con il contro-obiettivo di dimostrare di essere in controllo della situazione e di essere in grado di raggirare le sanzioni occidentali.

    Non accenniamo alle varie problematiche suscitate ai paesi europei e all’Unione Europea, ne abbiamo scritto su queste pagine negli ultimi mesi. Gli eventi più importanti delle ultime settimane sono avvenuti nell’area asiatica, con risvolti inattesi che potrebbero riverberarsi anche sull’Europa.

     

    Crisi con l’India

    La politica arrogante di Trump ha messo in crisi un’alleanza storica e strategica nell’area asiatica con l’India. È lo stato più popoloso del mondo, con circa 1500 milioni di cittadini, ma anche un paese molto attivo dal punto di vista commerciale e dello sviluppo industriale. Il Primo Ministro indiano Narendra Modi, pur preservando lo status di “paese non allineato” per l’India, aveva confermato la sua scelta di rapporti privilegiati con USA; ha aderito al QUAD -Dialogo Quadrilaterale di Sicurezza-, alleanza militare con USA, Australia e Giappone ed ha firmato accordi di libero scambio con EU e UK.

     

    Primo Ministro dell’India N. Modi (foto da Wikipedia)

    Negli ultimi mesi sia l’intrusione degli USA nel delicato confronto fra l’India e il Pakistan, durante e dopo il recente scontro in frontiera; sia, soprattutto, la decisione di imporre all’India non dazi doganali come quelli applicati all’UE del 15%, ma con un valore ben più alto, pari al 50%, fra i più alti nel mondo, hanno portato l’India ad allontanarsi da un paese che si dimostra concretamente non più amico.

    Il Presidente Modi è stato molto accorto nell’avviare le contromisure. A fine agosto è stato in Giappone, per incontrarsi con il Presidente del consiglio Ishiba, confermando la relazione privilegiata fra Delhi e Tokio che li rende player strategici per qualunque politica asiatica futura. Ha inoltre avuto modo di contattare telefonicamente il Presidente Zelensky, impegnandosi ad operare per la pace.

     

    Il Dragone e l’Elefante

    Poi ha avuto in Cina un incontro bilaterale con il Presidente cinese Xi Jinping; un evento storico che supera l’inimicizia (per storiche contese di frontiera) fra i due paesi più popolosi al mondo. Il Presidente cinese ha riassunto i risultati del colloquio: “Dobbiamo essere amici e partner per il successo reciproco, e realizzare una ‘danza del dragone e dell’elefante’”. Una formula che sancisce l’avvio di un rapporto che rappresenta grandi opportunità per entrambi, anche se molta strada deve essere fatta per conclamare una partnership.

    Incontro fra N. Modi e Xi Jinping il 31 agosto 2025 (diffusa dall’ufficio stampa di Modi)

    Infine Modi ha partecipato il I settembre a Tianjin, vicino Pechino, al vertice dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (SCO) -organismo di collaborazione fra paesi asiatici ed europei- con la presenza di più di 20 Paesi e rappresentanti di numerose istituzioni internazionali, fra le quali l’ONU con il suo Segretario Antonio Guterres. In questa occasione vi è stato l’incontro a tre fra Modi, Xi e Putin.

    In sostanza questi incontri dimostrano la volontà dell’India di assumere un ruolo centrale nell’equilibrio asiatico e non solo, non potendo più fidarsi degli USA di Trump, la cui politica contraddittoria e prevaricatoria in pochi mesi ha cancellato lustri di alleanza strategica. Al contempo hanno dimostrato un’inedita disponibilità di collaborare con la Cina, pur sempre su un piano di parità e autonomia.

     

    Putin imbroglia e la Cina si rafforza

    La presenza di Putin e gli intensi colloqui che ha avuto con Xi hanno dimostrato che l’incontro in Alaska è di fatto stato un fallimento. La sensazione è che il dittatore russo stia prendendo in giro il tycoon americano, che non ha il coraggio di fare alcuna mossa, nella speranza che la pace fiorisca da sola; al contempo Putin rafforza il legame con la Cina.

    Mi sembra che i gravi bombardamenti dei target civili in Ucraina e addirittura la provocazione dei numerosi droni sulla Polonia dimostrino la volontà di mantenere un fronte aperto per tenere sotto scacco USA e paesi europei, non in grado di effettuare azioni incisive, non in grado di imporre un trattato di pace giusta. L’obiettivo sembra essere quello di arrivare in posizioni di forza per imporre una capitolazione al paese invaso.

    Infine la Cina ha giocato un ruolo strategico, ospitando gli incontri, intrecciando nuovi rapporti, mostrando i muscoli con l’imponente parata militare del 3 settembre. L’impressione è che la Cina ormai sia convinta della sua forza e non è più disposta ad accettare subalternità agli USA, anzi si propone come la reale seconda potenza mondiale in grado di difendersi e sviluppare i suoi interessi, anche supportando la Russia in assenza di reazioni significative.

    Presidente della Repubblica Cinese Xi Jinping (foto da Wikipedia)

     

    Si rinsalderà l’asse fra Cina e India?

    Vedremo nei prossimi mesi quel che succederà, in particolare se la partnership Cina-India avrà seguiti concreti, immaginiamo che, messe da parte le rivendicazioni territoriali di confine, il primo settore di collaborazione sarà quello commerciale, strategico per assorbire parte della sovra-produzione cinese e per consentire all’India di esportare non solo materie prime, ma anche prodotti di alto valore economico.

    Una partnership effettiva potrebbe contribuire alla stabilità dell’intera area asiatica, se entrambi impegneranno i loro partner regionali ad una politica di rispetto dello statu quo e di sviluppo congiunto dell’economia.

    Un asse Cina-India stabile e credibile, con buoni rapporti con Giappone e Australia, ma anche con gli altri player regionali quali la Corea del Sud, il Pakistan e il Vietnam, ovviamente sarebbe un interessante polo di riferimento non solo per tutti gli altri paesi asiatici e africani, ma anche per l’Unione Europea sul piano commerciale e anche nelle prospettive di sviluppo.

    La mossa di risposta di Trump non si è fatta attendere ed è stata effettuata, al solito, verso una direzione sbagliata. Invece di ricucire almeno in parte il rapporto con l’India, cerca di guastare i rapporti fra UE e India. Il Financial Times ha riportato lo scorso 9 settembre che Trump avrebbe chiesto all’UE, per aumentare le sanzioni contro la Russia, di portare i loro dazi per Cina e India a valori fra il 50% e il 100%, poiché sono i due principali acquirenti del petrolio russo. Ci auguriamo che resti lettera morta questa ulteriore uscita umorale.

    Personalmente invece penso che un rapporto più intenso fra UE e UK con Cina, India e Giappone potrebbe essere un concreto messaggio volto a raffreddare le boutade quotidiane del Presidente americano, sperando sia in grado di ascoltare qualche consiglio di esperti del suo stesso paese, ma anche in grado di effettuare una pressione indiretta su Putin per terminare presto la guerra, ripristinando una situazione di pace e stabilità com’è nell’interesse di tutti.

    Autore

    • Pietro Ragni
      Pietro Ragni

      Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

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