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    Home»Culture»Recensione “Un posto piccolo” di Jamaica Kincaid
    Culture

    Recensione “Un posto piccolo” di Jamaica Kincaid

    Paola MaddalunoBy Paola MaddalunoOttobre 20, 20250 Views3 Mins Read
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    Un posto piccolo, il cui titolo originale A Small Place ne è l’esatta traduzione, è un libro edito da Adelphi nel 2021; la prima stesura dell’opera scritta in lingua inglese risale al 1988, la sua autrice è la scrittrice statunitense di origine caraibica Jamaica Kincaid.

    Siamo di fronte ad un’opera brevissima di sole 81 pagine che può essere classificata come un saggio con alcuni spunti autobiografici. L’opera si sviluppa in una maniera singolare perché la Kincaid racconta scrivendo con il tu al lettore che si sente coinvolto e si immedesima nel vissuto di questo piccolo luogo che è l’isola di Antigua, perla dei Caraibi.

    Il libro, che ha avuto diverse edizioni per il suo interesse, mette a nudo cose che non si immaginano facilmente quando si è turisti e ci si reca in questo posto, soprattutto perché in questa piccola isola di dimensioni di soli quindici per venti chilometri è presente una natura rigogliosa e un mare di un colore unico. Eppure, il turista, che arriva qui, non sa o forse non si rende conto che la vita agiata che gli sarà offerta in quest’isola, è in realtà qui appannaggio di poche persone e che la storia di Antigua non è mai migliorata.

    Scoperta da Cristoforo Colombo nel 1493, destinata a diventare una isola di schiavi, dal 1667 al 1981 fu sotto il dominio inglese, ma la sua indipendenza avvenuta negli anni Ottanta dello scorso secolo non hanno comportato l’affrancamento da secoli di ingiustizie e di sfruttamento e che attualmente si perpetuano grazie all’attuale classe politica che l’autrice descrive come corrotta.

    A mio parere vi è nella scelta del titolo da parte della Kincaid ovvero “un posto piccolo”, una grande ironia, perché nessuno immagina che in un posto così ristretto e anche così affascinante possano essere avvenuti e avvengono tante ingiustizie e tanti scandali.

    Nel leggere il libro il cosiddetto posto piccolo diventa una specie di incubo in cui né la natura, né il mare lo fanno apparire paradisiaco, al punto che l’autrice lo definisce una sorta di prigione perché niente cambia e niente si modifica.

    L’orrore della schiavitù, l’ingiusto colonialismo inglese, gli attuali traffici, che hanno anche implicazioni internazionali, non rendono questo paese veramente libero e la popolazione è come se vivesse in uno stato di perenne costrizione, anche se avrebbe tutte le potenzialità per essere un luogo felice.

    Questa prosa, così diretta, è molto coinvolgente e fa sentire il lettore come se fosse colpevole e complice di meccanismi così grandi e forse, dopo questa lettura, non penseremo più ai Caraibi come luoghi paradisiaci, ma come posti di grande povertà che dovremmo aiutare con gesti di solidarietà, provando a smantellare malcostumi secolari.

    Un libro che fa riflettere molto, nonostante le sue poche pagine e che smuove le coscienze. Una denuncia senza veli e rivolta a tutti noi del mondo occidentale, in cui l’autrice vuole documentare la vita di un luogo, a cui è profondamente legata perché è il suo paese natio, con una prosa indomita e che vorrebbe riscattare da questo infausto destino.

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    • Paola Maddaluno
      Paola Maddaluno
    Adelphi Jamaica Kincaid libri recensioni Un posto piccolo
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