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    Culture

    Dracula – L’amore perduto: analisi e recensione

    Emanuel Felice CoppolaBy Emanuel Felice CoppolaNovembre 20, 20250 Views4 Mins Read
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    Dracula di Luc Besson ©Lucky Red
    Dracula di Luc Besson ©Lucky Red
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    Luc Besson ritorna al cinema con Dracula – L’amore perduto, distribuito nelle sale italiane a partire dal 29 ottobre, proponendo una rilettura sopra le righe, grottesca e a tratti comica del celebre romanzo di Bram Stoker. Il regista francese, noto per opere come Léon, Nikita e Il quinto elemento, sposta l’attenzione esclusivamente sul romanticismo e sul legame tra Dracula ed Elisabeta/Mina, trasformando la storia in un fantasy romance barocco, kitsch e quasi parodistico. Besson omaggia apertamente il Dracula di Coppola, ma sacrifica molte delle componenti fondamentali del mito. Ambientata nella Transilvania del XV secolo, la storia racconta l’amore assoluto tra il principe Vlad e la moglie Elisabeta. Chiamato a difendere il suo regno dagli ottomani, Vlad affida la donna alla protezione divina, giurando che non sopravvivrebbe alla sua perdita. Dopo la vittoria in battaglia, Elisabeta cade vittima di un’imboscata e muore: Vlad, sconvolto, interpreta l’accaduto come un tradimento di Dio e rinnega la fede, condannandosi a un’esistenza immortale segnata dalla disperazione e dall’ossessione per ritrovare l’amata perduta. Quattrocento anni dopo, il giovane avvocato Jonathan Harker viene inviato al castello di Dracula. Vlad scopre che la promessa sposa di Harker, Mina, somiglia sorprendentemente a Elisabeta. Convinto che si tratti della reincarnazione della sua amata, imprigiona il giovane e parte per Parigi, anziché Londra come nel romanzo originale, deciso a riconquistare ciò che il destino gli ha sottratto.

    Bram Stoker rivisitato: il fantasy romantico di Luc Besson

    Non troviamo il viaggio in Transilvania di Jonathan Harker né l’iconica traversata in nave di Dracula verso Londra; personaggi chiave come Renfield e Lucy sono fusi nel ruolo di Maria de Montebello, interpretata da Matilda De Angelis, mentre il professor Abraham Van Helsing è sostituito da un prete senza nome, ruolo affidato all’attore austriaco Christoph Waltz. L’intento di Besson è chiaro: concentrarsi sul legame sentimentale tra il conte e la sua amata, ma in tal modo vengono tralasciati elementi narrativi essenziali, rischiando di confondere chi non conosce già la storia. Besson enfatizza l’eccesso in ogni dettaglio: gargoyle come guardie del castello, profumi creati da Dracula per attirare le sue vittime, scene d’azione estremamente stilizzate e momenti di splatter e comicità esasperata. Alcuni interpreti funzionano meglio di altri: Caleb Landry Jones, alla sua seconda collaborazione con Besson dopo Dogman (2023), offre un Dracula abbastanza credibile. Besson decostruisce il mito vampirico e lo rende più umano; Christoph Waltz, invece, risulta spesso fuori luogo, con una vena comica che poco si concilia con il personaggio. Zoë Bleu, invece, con il suo doppio ruolo riesce a trasmettere con forza la vulnerabilità del personaggio (Mina) e la tragicità dell’amore perduto (Elisabeta). Le figure femminili, d’altro canto, risultano per lo più stereotipate o funzionali esclusivamente a sostenere l’elemento romantico o quello mostruoso della vicenda, ed Elisabeta/Mina rimane l’unico personaggio con una reale complessità psicologica e uno spazio di evoluzione coerente. La fotografia di Colin Wandersman è uno dei punti di forza del film, capace di mescolare colori caldi e freddi e di conferire un certo fascino gotico alle ambientazioni, mentre i costumi sono realizzati con grande cura. Il montaggio, tuttavia, risulta frenetico in più punti, con passaggi troppo rapidi tra le situazioni che penalizzano la comprensione e la tensione narrativa. La colonna sonora, firmata da Danny Elfman, storico collaboratore di Tim Burton e Sam Raimi, accentua il romanticismo con una melodia reiterata di carillon. Ne risulta un accompagnamento elegante e suggestivo ma lontano dall’inquietudine e dal terrore che ci si aspetterebbero in un film su Dracula.

    Visione audace, racconto incerto

    Dracula di Besson alterna, dunque, pochi momenti di reale efficacia a numerosi cali di tono, mostrando una coerenza narrativa incerta e un equilibrio stilistico instabile. Questa oscillazione genera la sensazione di un racconto indeciso sul registro da adottare. L’opera rivela dunque un’ambizione visiva e stilistica notevole: scenografie ben realizzate, costumi elaborati e una regia che ama l’eccesso, ma questi aspetti estetici non bastano a compensare una debolezza narrativa che ne limita l’impatto emotivo e drammatico. In sintesi, il film si presenta come un esperimento visivamente audace e formalmente ricco, ma al contempo narrativamente fragile, tonalmente disomogeneo e privo dell’epicità che il mito richiederebbe. Tuttavia, chi saprà accettare una rilettura stravagante e stilisticamente potente potrà apprezzarne l’originalità e la capacità di sorprendere. Non a caso, il film ha diviso fortemente critica e pubblico, suscitando reazioni polarizzate che testimoniano la sua natura di opera coraggiosa, seppur controversa.

    Autore

    • Emanuel Felice Coppola
      Emanuel Felice Coppola
    Bram Stokes Cinema Dracula Luc Besson Tutti al cinema
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