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    Home»Passione architettura»Le città non sono solo mattoni
    Passione architettura

    Le città non sono solo mattoni

    Anna Maria ZanettinBy Anna Maria ZanettinDicembre 20, 20250 Views5 Mins Read
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    Lima

    Rick Yancey, noto scrittore di fantascienza, sosteneva che le città non sono solo mattoni malta cemento acciaio e infrastrutture, ma sono i vasi in cui viene riversata la conoscenza umana.  Gli eventi culturali sono un mezzo per migliorare l’immagine della città, aumentarne la visibilità, aggiungere vita alle strade, stimolare una diversa percezione degli ambienti urbani e rendere i cittadini più orgogliosi. I viaggi nello spazio urbano non si misurano solo nei tempi di percorrenza da un luogo all’altro, ma possono diventare anche viaggi nel tempo, e la ricerca di esperienze diventa un fattore dominante della vita cittadina, coinvolgendo piaceri estetici, componenti affettive, elementi creativi e relazioni tra gli individui. L’immaginario che le città suscitano ne garantisce l’esistenza. Fisicamente le città possiedono un patrimonio culturale formato da beni “mobili” (dipinti, libri, collezioni, reperti archeologici, tutto ciò che può essere spostato senza comprometterne l’integrità) e da beni “immobili” (castelli, palazzi, siti archeologici, paesaggi culturali, tutto ciò che non può lasciare il luogo dove è sorto). Dal 2003 l’UNESCO ha introdotto anche la categoria del “patrimonio culturale immateriale” che comprende le conoscenze, le celebrazioni e le rappresentazioni, gli spazi culturali e gli oggetti di artigianato trasmessi di generazione in generazione che le comunità riconoscono come elementi della propria storia culturale e che consentono di perpetuare un senso di identità e di continuità.

    La convenzione di Faro del 2005 le ridefinisce come “l’insieme delle risorse ereditate dal passato”. Uno dei modi di godere delle ricchezze e di partecipare alla vita della città è viverla nei suoi percorsi, rifacendosi alla pratica della “flanerie”, termine nato nell’800 per indicare il modo in cui gli intellettuali passeggiavano e si mescolavano alla folla allo scopo di osservarne gli usi e i comportamenti, cercando al contempo di cogliere      l’anima dei luoghi. Al giorno d’oggi vediamo l’evoluzione di questo comportamento nell’atteggiamento del turista, che connota la propria esperienza di scoperta della città tra immaginazione e realtà, tra le aspettative che si è creato e quel che realmente sperimenta. E ci sono anche i modi più estremi per personalizzare le esperienze fisiche di conoscenza della città, come le attività di parkour (affrontare gli ostacoli lungo un percorso sfruttando le agilità del corpo in modo creativo) o di urbex(urban exploration, esplorare luoghi abbandonati o dismessi come fabbriche, cascinali o cortili nascosti) attività oggi molto praticate dalle giovani generazioni.  Un’alternativa è interpretare la città in una cornice concettuale e percorrerla nelle sue offerte museali, dalle gallerie d’arte alle collezioni archeologiche, ai musei specializzati o alle case Museo, anche godendo delle nuove frequenti modalità di fruizione di questi spazi, che oggi, con le nuove impronte imprenditoriali, si aprono spesso ad attività di marketing, sfilate di moda, rappresentazioni, trasformandosi in infrastrutture dinamiche (casi noti il Guggenheim di Bilbao e il New Museum di New York che ospitano start up, festival e attività tecnologiche, o il Louvre che esperimenta il franchising internazionale).

    Roma

    In questo modo i musei offrono i propri spazi a frequentazioni continue       e non episodiche, e oltre alla funzione primaria di natura espositiva accolgono altre manifestazioni, sperimentando allestimenti sempre diversi e nuove progettualità. Visitare e percorrere le città oggi è sollecitato sempre più spesso dalle proposte di festival ed eventi, tanto che Richards e Palmer hanno creato nel 2010 la definizione di eventful city per indicare le città rivitalizzate dalla creazione di manifestazioni che movimentano gli ambienti urbani, rigenerano gli spazi e attirano spettatori e fruitori anche da molto lontano, contribuiscono a migliorare il prestigio della città e nel contempo ne potenziano le attività, con un riscontro molto positivo in termini di visibilità e di entrate economiche. Da un altro punto di vista un diverso effetto di queste aperture e della mobilità delle persone provenienti da altri paesi produce anche profondi cambiamenti nella struttura sociale della situazione urbana, trasformandola, mutando l’aspetto di interi quartieri e di sistemi commerciali, proponendo nuove forme di convivenza. La città si ricostruisce continuamente, creando al suo interno nuovi percorsi, nuovi mondi possibili da conoscere e da capire. L’interculturalità promette una grande ricchezza di stimoli ed è fonte di innovazione che si traduce anche sul piano artistico e culturale, e la diversità culturale stessa dovrebbe essere vista come attrattiva. Le nuove città cosmopolite dovrebbero promuovere festival che favoriscano l’integrazione e facilitino i dialoghi tra le culture, anche migliorando i percorsi fisici tra i diversi stili di vita delle persone. Tornando al turismo, che considera soprattutto la città come una scoperta di luoghi, nei tempi attuali lo possiamo vedere più declinato per specializzazioni, ad esempio legato ad attività congressuali, sanitarie, sportive, enogastronomiche, religiose, ospitato in molteplici forme di ricettività e di ristorazione rispetto al passato (hotel, B&B, agriturismi). Molte città si sono riconvertite e hanno riscoperto una vocazione turistica, e in alcuni casi si studiano già strategie per contrastare il fenomeno dell’overtourism, che produce una pressione insostenibile su alcune città d’arte creando forti disagi e disturbi in particolare alla popolazione residente. Un fenomeno molto attuale è il turismo musicale legato a festival, tournée di artisti famosi, rassegne musicali, manifestazioni che possono creare affollamenti solo in certi periodi lasciando vuote le strutture ricettive in altri. Un buon piano culturale urbano dovrebbe cercare di creare un equilibrio tra le diverse attività da proporre per mantenere sempre viva l’attrattività della città e assicurare un afflusso turistico costante ma sostenibile.

    Autore

    • Anna Maria Zanettin
      Anna Maria Zanettin

      Laureata a Roma alla Sapienza in Lettere, Specializzata in Archeologia Preistorica, Laureata in Architettura al Politecnico di Milano, lavora nella splendida cornice del Lago d’Iseo, dove da qualche anno ha avviato anche un’attività imprenditoriale nel Settore Turistico di Case Vacanza a Lovere (BG).

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