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    Home»SPECIALE REFERENDUM COSTITUZIONALE 1a puntata»La Giustizia è solo un problema di separazione delle carriere?
    SPECIALE REFERENDUM COSTITUZIONALE 1a puntata

    La Giustizia è solo un problema di separazione delle carriere?

    Daniele PotoBy Daniele PotoFebbraio 19, 20260 Views3 Mins Read
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    Si parla da settimane (mesi) di un solo argomento in Italia. Come se da quello dipendesse la principale questione del mondo. Naturalmente non voglio eludere il “si” o il “no”. Ho una mia ben chiara opinione in proposito e la esternerò alla fine di questo articolo. Ma la volubilità ondivaga delle notizie di maggiore presa mediatica è stupefacente in un Paese meraviglioso e straniante come l’Italia. Faccio un esempio di questa precarietà informativa: sapete per caso che fine abbia fatto il presunto dittatore Machado dopo il sequestro degli Stati Uniti in barba a ogni regola del diritto internazionale? Il seguito della vicenda si è eclissato, è sparito dalla lunghezza d’onda dei quotidiani e di Internet. Non si sa come si svolgendo il processo, come si concluderà la sua parabola. Dunque, tornando a bomba, mi chiedo, l’esito del referendum sulla separazione delle carriere, risolverà l’immane problema della giustizia in Italia? Qui potrei trovare tutti concordi: gli italiani, i collaboratori di Tutti, il Ministro Nordio e il suo principale contraddittore Gratteri. Un bel “no” sarebbe risposta non retorica considerando i macroscopici ritardi nelle sentenze, la mancata digitalizzazione degli archivi, la carenza di personale. È un “a monte” che influenza tutto quello che avviene a valle, compreso il quesito referendario. Per questo, alla valutazione del mio pensiero dedicherò un solo istante perché l’argomento non contempla una partecipazione così accorata e anche appassionata. Se vincerà il “no” la Meloni non si dimetterà e per quanto riguarda l’abdicazione dei politici basti ricordare il voltafaccia di Renzi sul ritiro dopo la bocciatura del suo quesito del 2016. Se vincerà il “si” l’opposizione continuerà a fare quello che ha sempre fatto, cioè a sbagliare ogni mossa per spazzare via il Governo Meloni. Non riuscirà a trasformare questo parziale successo in una capitolazione del Governo, più che mai coeso, capace anche di digerire la fuoriuscita di Vannacci, uomo da mezzo milione di voti. Vi sembro troppo scettico e cinico? La realtà è questa. Nel merito si è avviato un processo di revisione costituzionale che è iniziato con la Cartabia e continua con Nordio, un ex magistrato che odia i magistrati e che sul tema ha cambiato parere rispetto a trent’anni fa. L’architettura costituzionale è già insidiata da tempo ma non sarà un’eventuale sconfitta del “no” ad abbatterla definitivamente. Credo ai germi della società civile più che a quelli di un’opposizione incerta e asimmetrica che non si sposa con le masse. Il principale partito in Italia è quello degli astenuti e solo chi riuscirà a riprendersi questa fetta consistente di elettorato dormiente riuscirà a ribaltare gli attuali sonnecchianti equilibri. I sondaggi dimostrano che il gradimento degli italiani è fermo, soggetto solo a piccolo spostamenti decimali. Fatta questa enorme e ingombrante premessa nel merito vi dirò quello che vi aspettate, rinunciando a dibattiti, tormenti, seminari, talk show televisivi. Nulla e nessuno riuscirà a farmi cambiare idea e a smuovermi sul punto. Mi basta una sola gaffe di Nordio per farmi votare “no”. Quando il Ministro della giustizia ha svelato un re nudo rivolgendosi alla Schlein: “Ma perché votate “no? Questa riforma potrò avvantaggiare voi se riuscirete ad andare al potere…”. Di fronte a questa esternazione diventa chiaro il non detto e il nascosto: la volontà della politica di condizionare la classe dei magistrati. Mi basta questo e non voglio ascoltare altro, sofismi compresi.

    Autore

    • Daniele Poto
      Daniele Poto

      Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

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