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    Storia e controstoria

    La maschera e il volto

    Guido BonarelliBy Guido BonarelliOttobre 20, 20210 Views4 Mins Read
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    Pascal Riben, Carnevale di Venezia, Unsplash
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    L’ideologia a volte uccide. Il Novecento lo ha sanguinosamente dimostrato, con il numero sterminato di vittime della seconda guerra mondiale, del Terzo Reich e del comunismo, qualcosa come 150 milioni di morti, cifre insuperabili in tutta la storia precedente del genere umano.

    Vittime del genocidio cambogiano, foto di Daniel Bernard, Unsplash

    L’ideologia, prima delle persone, cancella quanto confligge con il suo sistema di valori, che ignora la realtà e ne impedisce un’interpretazione razionale, e ricordiamo tra gli innumerevoli violenti esempi il Bauhaus, le bücherverbrennungen (i roghi dei libri nella Germania nazista), Pasternak, Havel, l’eliminazione degli intellettuali nella Cambogia dei Khmer Rossi.

    Si dice che «il secolo delle ideologie» sia passato. Idee nate con l’illuminismo e i risorgimenti nazionali dell’Ottocento come «progresso» e «nazione» e corrotte nel Novecento dai concetti di «rivoluzione» e «razza», sono divenute dogmi intolleranti, religioni senza Dio, in nome delle quali «l’inutile strage» di cui già parlava Benedetto XV, con riferimento al primo conflitto mondiale, si trasformò in un inedito odio di massa capace di distruzioni immani.

    Bastasse cambiare secolo per assicurarsi un futuro più promettente! L’avvento di un temibile terrorismo di nuovo tipo – che esordisce proprio all’inizio del nuovo millennio con la strage delle Torri Gemelle – e la nascita dello Stato Islamico contraddicono quest’illusione. L’abbandono dell’Afghanistan alla stessa dittatura tirannica che era stata scalzata con l’occupazione all’indomani dell’attacco di New York restituisce l’immagine di un Occidente stanco, più capace di creare scenari di crisi che di fronteggiarli.

    La reale minaccia che oggi attraversa il mondo, a Ovest come a Est, è un male che erode la democrazia rappresentativa o quello che ne è rimasto e corrobora il giogo del totalitarismo dove questo ancora prospera. Solženicyn nel discorso di Harvard (1978) ne identifica la causa come una mancanza di moralità, citando George Kennan: «Noi non possiamo applicare criteri morali alla politica» (in Around the cragged hill: a personal and political philosophy, New York, W.W. Norton, 1994, p. 209). Così si è affermato un potere elitario che in apparenza agisce in nome del popolo e maschera la propria influenza paludandosi dietro istituzioni formalmente libere (neoliberismo a Ovest) oppure tiranniche (socialismo autoritario a Est), cavalcando un’ideologia imperniata non sulla responsabilità ma su diritti strumentali ai propri fini e su un sistema sociale e istituzionale futuro dichiaratamente perfetto nel quale l’uomo abbia un’identità fluida, la fame e le malattie siano sconfitte, le guerre siano bandite e il clima risanato.

    Soldati americani in Iraq, WikiImages, Pixabay

    Chi non vorrebbe d’altra parte un mondo migliore di quello dove stiamo vivendo? Peccato che a promuoverlo siano le stesse forze che usavano i loro media per definire reazionari i dissidenti espulsi dai Paesi comunisti, che chiudono gli occhi di fronte all’attitudine di guerreggiare e invadere nazioni non risolvendone anzi aggravandone i problemi, che oggi si battono per la salvaguardia del clima dimenticando di averne creato le condizioni attuali, che fondano la propria forza politica sull’omologazione del pensiero.

    Un’unica ideologia globalizzata o meglio un pensiero unico, definito da Ignacio Ramonet «la trasposizione in termini ideologici, che si pretendono universali, degli interessi di un insieme di forze economiche, e specificamente di quelle del capitale internazionale». Interessi che pervadono Stati e organizzazioni sovranazionali e ne determinano le scelte, modellandole secondo la propria convenienza.

    Un ordine, o meglio un disordine – e qui sono d’esempio i casi degli Stati Uniti e dell’Italia – che genera conflitto tra i poteri dello Stato, crisi della politica costretta a ricorrere a tecnici per l’azione di governo e non ai suoi rappresentanti eletti, scontro ideologico e sociale a seguito dello stato di emergenza dopo l’insorgere dell’epidemia, e quindi una sorta di democrazia sospesa …

    Una tale incontrastata egemonia, senza una reazione morale che sia in grado di comprenderne le cause e arginarne gli effetti, potrebbe arrivare a un livello di intolleranza e di violenza mai visto, proprio di un mondo rovesciato, dove, come Orwell scriveva in 1984, «la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza».

    Immagine di apertura: Maschere del Carnevale di Venezia, foto di Pascal Riben, Unsplash

    Autore

    • Guido Bonarelli
      Guido Bonarelli

      Nato a Roma da famiglia di origine anconitana, si è laureato nel 1978 in Scienze Politiche e Sociali. Contemporaneamente agli studi universitari ha frequentato, nel 1975-77, un corso di giornalismo e un corso di diritto comunitario. In questi anni inizia la sua attività di volontariato con Associazione Italiana per la Gioventù Europea, Centro Giovanile per la Cooperazione Internazionale, Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale, Comitato Italiano Giovani per l’UNICEF. Autore di articoli di approfondimento su problemi riguardanti le relazioni internazionali e a tema economico, collabora negli stessi anni con diverse riviste (tra le quali Tutti, Lettera del MSOI, Studi Cattolici). Avvia quindi, nel 1978 una lunga esperienza professionale in materia editoriale. Nel 2006, intraprende l’attività di imprenditore agricolo in Umbria, dando vita ad un’azienda agricola multifunzionale, insieme azienda biologica condotta con pratiche colturali ecocompatibili e agriturismo. In parallelo ha da sempre rivolto il suo personale impegno alla ricerca storica.

    democrazia ideologia totalitarismo
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