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Autore: Daniele Poto
Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.
Gli strani casi delle democrazie liberali. L’autoreferenziale concetto di una stampa libera in uno Stato liberale barcolla quando viene cassato dai palinsesti un programma e non in ragione degli indici di ascolto (eccellenti) ma per una sorta di censura calata dall’alto. I prodromi della mannaia su Carta Bianca, piccola oasi a misura di Berlinguer, erano stati annunciati dall’amministratore delegato Fuortes con una riflessione pubblica sul futuro problematico dei talk show. Uscita strumentale, corroborata da una chiamata a Palazzo Chigi, da un giro di vite istituzionale e dal successivo ufficializzato provvedimento. Censura da destra o da sinistra? C’è una differenza sostanziale…
La curiosa uscita del premier Draghi (“Volete la pace o i condizionatori?”) oltre a contenere un ossimoro consente uno scandaglio quasi psicanalitico che va ben al di là delle parole polemicamente pronunciate in risposta a una domanda di un giornalista de ‘Il Fatto’. Sarebbe buona regola non rispondere a una domanda con un ulteriore quesito ma tant’è! Appare evidente che in una sorta di transfer Draghi mentre nominava la pace pensava alla guerra. È forse caduto nella sindrome di Putin (“Non è una guerra ma un’operazione strategica di pace”)? Non crediamo. Ma la frase avrebbe avuto una maggiore consequenzialità logica…
Il giornalista dovrebbe essere il cane da guardia del potere. Come è ripetuto costantemente nei film di denuncia americani su quello che una volta si configurava come una alternativa critica all’esistente. Appunto “il quarto potere”. Questa funzione di contrasto è mal digerita dalla politica. E la richiesta di rimborsi milionari (con la lira si sarebbe detto miliardari) sono la spada di Damocle che pende su un qualunque giornalista. Un’intimidazione costante che non fa vivere tranquilli. La scorciatoia è la querela con richiesta di risarcimento in sede civile, in genere sviluppata in parallelo con la richiesta di condanna penale. La giurisprudenza…
Il più grande gruppo editoriale italiano, la corazzata per antonomasia, è su un piano inclinato di perdita di prestigio esponenziale. La cessione de “L’Espresso” al discusso imprenditore Iervolino, è solo l’ultima tappa di una desolante svendita che dimostra l’assoluto disinteresse della famiglia Elkann, con il sigillo della Exor, per il mondo dei giornali. Non erano gioielli di famiglia ma recenti acquisizioni. Ma da Caracciolo a De Benedetti padre e poi ai figli, altrettanto alieni alla specificità dell’editoria, la caduta è verticale. Il settimanale che fu protagonista di alcune mitiche campagne stampa negli anni ’70, ricco di un dorso di centinaia…
Putin e Biden mostrano profili da maschi Alfa mentre l’Europa va a rimorchio degli Stati Uniti, più passiva che proponente per la risoluzione della crisi ucraina. Al centro del problema (irrisolto) la Nato, un’organizzazione che aveva un senso finché è stato in vita il Patto di Varsavia ma che ora, dopo il capolinea storico dell’abbattimento del muro di Berlino del 1989, è un’autentica palla al piede per la geopolitica internazionale, un fattore di squilibrio e di destabilizzazione. È evidente che la Russia non può sopportare, storicamente, logisticamente, socialmente e culturalmente, un’ipotesi di apparentamento dell’Ucraina alla Nato. Questa istituzione è strumento…
Il cinema globale si è fatto ingolosire dal nuovo fenomeno che lo sta portando a consunzione e poi, dopo averlo contaminato, lo distruggerà. Vittima di una curiosa “sindrome di Stoccolma”, insieme capro espiatorio e carnefice in un combinato poco disposto con il grande colosso tra le piattaforme mediatiche: inevitabilmente Netflix. Manca una statistica in proposito, rimanendo nel recinto italiano, su quanti nostri connazionali, nel biennio della pandemia, siano rimasti ostaggio della dipendenza dalle serie televisive. Perché proprio quella modalità iterativa, prolungata, seriale, è il vero concorrente alla visione pura del film in una sala cinematografica. Il cinema ha venduto l’anima…
La pandemia ha offerto un duro colpo alle attività lavorative. E possiamo parlare con buona cognizione di causa di quanto sia cambiato quello che una volta, ottimisticamente, era chiamato “il quarto potere” la stampa. Potere ex. Come lettori potete constatare come le foliazioni si siano ridotte, gli inserti meno ricchi, i comparti editoriali ridotti al rango di fornitori di gadget (quelle edicole in cui nessuno più fa la fila ne sono piene). E i giornalisti, nobili decaduti, progressivamente svuotati di tutti i benefit di categoria, transfughi dal prestigioso Inpgi (Istituto nazionale di Previdenza Giornalista) alla ben più dimessa e anonima…
L’Italia si è imbozzolata sul tema-pensioni. Un tormentone dai giorni caldi della Fornero, sogno-miraggio e, contemporaneamente, incubo per milioni di italiani, esodati compresi. Se ci badate è anche il focus su cui si sono appuntati gli strali di Landini della Cgil quando ha promosso lo sciopero dello scorso 16 dicembre 2021. La motivazione era il mancato dirottamento di risorse su lavoratori e, appunto, pensionati. Le varie successive riforme accatastatesi una sull’altra con il solito mancato spirito di programmazione tipico dei Governi Italiani (Dini-Prodi-Monti-Draghi ma anche Maroni, ministro leghista nel governo Berlusconi, fece la sua parte) hanno portato all’ineffabile risultato che…
Categoria depressa o salvata? Due differenti stati d’animo, diversi e contrari, si affacciano in migliaia di giornalisti alla notizia del travaso dell’INPGI nell’INPS. Il destino di tante sigle in crisi o bisognose di ristrutturazione come l’ENPALS o l’INPDAP, accomunate dal destino inevitabile di finire nell’INPS, ovvero nel gran calderone di Stato che assorbe pubblicamente anche i debiti privati. La transizione ha tanti risvolti. Il primo, il più banale, psicologico. Passare dall’elegante palazzo di via Nizza in Roma dove ogni appuntamento (pandemia a parte) è personalizzato e esauriente al colosso previdenziale che ti fissa incontri a un mese secondo il prevedibile…
La notizia è minuscola ma degna di speculazione, a suo modo significativa. Poste Italiane ha deciso che non sarà più gratuita l’attivazione della SPID, risorsa fino a questo momento garantita gratuitamente agli anziani allo sportello. Nel generale smottamento dal pubblico al privato nel quadro di una concorrenza asimmetrica che mette le Poste sulla stessa linea di galleggiamento (e di sopravvivenza) delle Banche italiane, è un’innovazione che sorprende ma conferma la tendenza. Paradossale che per fruire dei servizi dello Stato sociale (con la SPID tanto per dirne una si accede al fascicolo sanitario nazionale, si dialoga con l’Agenzia delle Entrate, si…
