Autore: Daniele Poto

Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

L’analisi più catastrofica sul mondo del lavoro prevede la perdita di 300 milioni di posti di lavoro di qui al 2040. Percentuale tutt’altro che minoritaria all’interno di un universo di otto miliardi di esseri umani in una geo-statistica demografica che vedrà l’Africa crescere e l’Europa marginalizzarsi (Italia compresa) anche come capacità d’influenza. Chi vivrà vedrà bilanciando la famosa alternativa tra l’ottimismo della volontà e il pessimismo dell’intelligenza. Quello che è certo è che tra i marosi del cambiamento climatico, del politicamente corretto e dell’intelligenza artificiale, i Governi dell’orbe terracqueo non sembrano avere la capacità di visione e narrazione che sarebbe…

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Giorgio Armani ha speso 25 milioni di euro per la squadra di basket di Milano che porta il suo nome. Soldi privati che non devono essere rendicontati al pubblico. Ma la resa? Milano finora ha perso tutto quello che c’era da perdere: Coppa, Supercoppa, Eurolega, con vistosi passi indietro nel ranking europeo, nonostante la messa al bando delle squadre russe. Ha sfrecciato al primo posto nella regular season ma questo traguardo relativo non è certo garanzia per poter mettere le mani sullo scudetto, il traguardo salva-stagione. Cui prodest? C’è da chiederselo nel generale arretramento del basket italiano nelle graduatoria di…

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Immaginiamo la “Festa della liberazione” con il solito ricettario di polemiche. Sulla presenza nei luoghi istituzionali dei rappresentanti del governo di destra; sulla contestazione alla brigata Ebraica; sulla semplicistica equivalenza tra il ruolo dei partigiani e quello degli interventisti militaristi nella vicina guerra in Ucraina. Un copione già visto e abbondantemente saccheggiato, ma pur sempre polemicamente valido. In mezzo la domanda più evidente. C’è traccia di fascismo nell’ideologia del governo Meloni? Di sicuro c’è il tentativo nei suoi rappresentanti di mettersi al riparo da nostalgie con una collocazione ibrida. Né fascisti né antifascisti. Diremo, con un neologismo che si affaccia…

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L’ultimo film dell’attivissimo Walter Veltroni è l’ennesimo nostalgico sguardo rivolto al passato. Non intendiamo addentrarci in una recensione cinematografica e tanto meno sul versante estetico per “Quando”. Togliamo qualche lettera e ci limitiamo all’aspetto etico, con l’unico rilievo sull’imitazione/plagio. “Goodbye Berlin” è l’originale: il protagonista si risveglia quando il muro non c’è più e per evitargli choc gli rappresentano un mondo ancora pieno di Trabant, Honecker, Vopos etc. Veltroni quando non scrive gialli disimpegnati, disegna una sorta di epitaffio del proprio fallimento politico. Un autocompiacimento onanistico che non è masochistico perché sono prodotti che piacciono alla gente che piace. È…

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Può credere nel futuro dell’auto, fosse anche elettrica o Euro 7, solo chi crede a una potenziale crescita a infinito del pianeta. Invece, di pari passo, con il grado zero del cambiamento climatico, abbiamo compreso razionalmente che le risorse stanno finendo e dunque dobbiamo correre ai ripari. Sembrano perciò trattative di piccolo spessore quelle che vogliano procrastinare la fine dell’auto tradizionale per il 2035. La presenza dell’Italia, accanto a Paesi non proprio all’avanguardia industriale (tipo la Bulgaria) è stata corroborata dal sostegno della Germania. Ma bisogna comprendere che si tratta di battaglie di piccolo cabotaggio. Viene in mente la metafora…

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Si vis pacem para bellum. L’antica locuzione di Vegezio dovrebbe essere irreversibilmente trasformata in “Se vuoi la pace prepara la pace”. Pare però che nessuno dei potenti della terra sia interessato a metterla in pratica. In una guerra che taglia tristemente l’anniversario del primo anno di conflitto. Leggete i quotidiani, espressione di poteri forti e di interessi consolidati: il turn over dialettico riguarda solo il passaggio di armi secondo le richieste di Zelenski. Un pallido tentativo di negoziato a suo tempo con mediatore l’equivoco Erdogan. Poi il vuoto nel refrain di una guerra eterna. Vogliamo la pace e non per…

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Il concetto di democrazia è palesemente in crisi nel mondo globale. Quando Putin si allunga il potere pretestuosamente fino a tutto il 2036 (mentre il terreno con l’incauta guerra in Ucraina gli frana sotto i piedi) meritandosi l’etichetta di “nuovo zar”, quando sembra difficile scalzare dal potere cacicchi come Erdogan o Netanyauh, quando presidenti deposti come Trump e Bolsonaro non accettano il verdetto delle urne e fanno mettere a soqquadro i rispettivi Congressi dai propri sostenitori, appare evidente la via facilitata alle autocrazie. E gli elettori sembrano convenzionalmente stanchi delle vecchie politiche e, se non partecipano disertando ai seggi, si…

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È un dato empirico ma con buon grado di approssimazione possiamo sostenere che Ernesto Nathan è stato l’ultimo (unico?) sindaco di Roma che ha fatto collimare con perfetta sinergia l’interesse pubblico con quello privato. È un accoppiamento che in generale riesce difficile in Italia con un refrain ben noto ovvero “il privato va progressivamente a discapito del pubblico”. Ce ne accorgiamo per uno dei rami più importanti della società cosiddetta civile, la sanità. Esami generici di laboratorio più o meno prevedono la stessa spesa con un privato che si allarga e un pubblico che si restringe. Voi che scegliereste considerando…

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La marcia della pace di Roma ha dimostrato il 5 novembre scorso che c’è un’Italia antropologicamente diversa. Che crede ancora nel pacifismo senza “se” e senza “ma”. Senza i sofismi che vengono dalle contestazioni di chi taccia di pressapochismo e qualunquismo una dimostrazione di piazza che pretende il tavolo della trattativa e ripudia l’uso delle armi, in omogeneità con quanto scritto e iscritto nella Costituzione italiana. Piazza San Giovanni non riusciva a contenere questo popolo civile che non nominava Putin e Zelenski, ma rispondeva a centinaia di sigle della società civile e che con ogni probabilità non corrispondeva all’attuale assetto…

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Il biglietto da visita del Governo Meloni? Certo, il contante “rialzato” a 10.000 euro, l’editto contro i rave party. Ma c’è qualcosa di più strisciante che s’insinua nella terminologia ed è lo specchio di una diversa ideologia e di un tentativo di invertire la tendenza rispetto ai presunti deviazionismi di una sinistra, per la verità mai realmente al potere (neanche ai tempi di Berlinguer). E allora si riaffaccia subdola e suadente, la parola “merito”. Come se la sua semplice evocazione, anche nella definizione di un Ministero, avesse il potere di cancellare l’abominio della stasi dell’ascensore sociale. Constatiamo l’immobilità e la…

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