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    Attualità

    Il papa che verrà

    Guido BonarelliBy Guido BonarelliMaggio 20, 20250 Views6 Mins Read
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    Juan Rubiano (All Rights Reserved)
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    «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita,
    di che cosa mangerete o di che cosa berrete;
    né per il vostro corpo, di che vi vestirete.
    Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito?»
    Matteo 6,25

     

    Il Conclave, ritualità e mistero

    Giovanni Paolo II creò cardinale Jorge Mario Bergoglio, Francesco ha elevato agli altari Giovanni Paolo II: basterebbe questo per comprendere che la Chiesa non è (e non può essere) un’arena di posizioni contrapposte.

    La Chiesa non è un’opinione, mossa dall’unica preoccupazione di verificare la bontà del papa che è stato e di quello che verrà secondo un’economia politica, anticipando schieramenti e supposti candidati, in base ai quali descrivere vantaggi e svantaggi di un’ipotetica scelta, dividendo i cardinali tra conservatori e progressisti. Un’opzione fatalmente diabolica (etimologicamente, dal greco διάβολος, colui che divide).

    Molto del dibattito odierno verte sulla scelta di un Chiesa immaginata come un’aula parlamentare che dopo le elezioni deve esprimere un governo, insistendo sul fatto che l’80% dei cardinali sono stati scelti dal papa defunto tra vescovi «allineati», e prefigurando quindi un prossimo papa epigono della sua visione di Chiesa.

    Hans Makart, Il conclave (1863-1865), Neue Pinakothek, Monaco

    La Chiesa, però, secondo la definizione cattolica non è un’idea, ma è il corpo di Cristo.

    I papi sono certamente diversi per temperamento, carattere e sensibilità, ma se l’emotività per una perdita può portare a sottolineare più questi aspetti, il contenuto del loro insegnamento rivela la sostanziale continuità del magistero (ad esempio, in temi attuali come la critica al relativismo, l’affermazione della dignità del lavoro, la difesa del creato, la condanna della guerra).

    E, a proposito di Spirito Santo, è interessante riprendere il pensiero di Joseph Ratzinger, in un’intervista del 1997 che ne delineò i contorni dell’azione, ben lontana dalle aspettative «magiche» che gli vengono assegnate oggi da certi commentatori:

    «Non direi così, nel senso che sia lo Spirito Santo a sceglierlo. Direi che lo Spirito Santo non prende esattamente il controllo della questione, ma piuttosto, da quel buon educatore che è, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza pienamente abbandonarci. Così che il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non che egli detti il candidato per il quale uno debba votare. Probabilmente l’unica sicurezza che egli offre è che la cosa non possa essere totalmente rovinata. Ci sono troppi esempi di papi che evidentemente lo Spirito Santo non avrebbe scelto».

    L’elezione di Alessandro VI fu chiaramente «comprata», per non parlare della sua vita dissoluta, eppure questo papa immorale difese la Chiesa e la sua dottrina con energia, protesse gli Ebrei e disinnescò una possibile guerra tra Spagna e Portogallo per la supremazia sull’America meridionale.

    In modo provocatorio ma intelligente, Camillo Langone scrive sul «Foglio» del 26 aprile che «i Papi contano poco, e per questo la Chiesa è sopravvissuta», e lo fa ricordando l’umanità dei papi, che, iniziando da Pietro, conoscono perfino il tradimento, il «vile cedimento al mondo».

    Lasciamo quindi i cardinali al loro lavoro, non dimenticando una semplice realtà della fede: che, come ha detto Francesco, «la Chiesa non è dei Papi, dei vescovi, dei preti e neppure dei fedeli, è soltanto di Cristo».

    (quello che precede è il testo scritto prima del conclave, il testo che segue è invece un omaggio al nuovo papa, il titolo è sempre valido perché i caratteri precisi del suo pontificato non sono ancora noti)

    Habemus Papam!

    E il conclave, questo rito antico ma sempre nuovo, ha saputo sorprenderci ancora una volta, eleggendo un papa inatteso e lontano dai pronostici dei bookmakers.

    Nonostante il previsto assalto da parte dei media e dei circoli politici, interessati a classificare (e in un certo senso ad arruolare) il nuovo papa, è troppo presto per tracciare un programma del pontificato di Leone XIV, ma qualche elemento è già suggestivo.

    Sacerdote missionario dell’ordine agostiniano, umile quanto intelligente e dotto, aderente alla dottrina cattolica, con particolare attenzione ai diritti naturali, alla difesa della vita e al magistero sociale, era stato scelto da Francesco per selezionare vescovi in tutto il mondo e quindi creato cardinale.

    Leone XIV, foto di Edgar Beltrán, Wikimedia Commons
    Leone XIV, foto di Edgar Beltrán, Wikimedia Commons

    I suoi primi passi sono stati del tutto originali e nuovi, a partire dalla scelta del nome e confermando la tradizione della Chiesa cattolica nei modi e nelle forme esteriori.

    La storia della Chiesa ha una lunga serie di papi di valore con questo nome, da S. Leone I Magno, anch’egli discepolo agostiniano, a Leone X Medici grande mecenate, ma la memoria va soprattutto al suo più vicino predecessore Leone XIII, il primo pontefice che affrontò con l’enciclica Rerum novarum le sfide poste dalla società e dal mondo del lavoro, ponendo le basi della moderna dottrina sociale della Chiesa.

    Leone XIII fu anche il papa che affrontò il socialismo e il modernismo nella Chiesa e seppe contrastare la spinta del laicismo anticattolico, iniziando quella lenta riconquista di uno spazio civile e politico che avrebbe poi portato alla nascita del Partito Popolare, il papa che ebbe la nota visione sul futuro del mondo e della Chiesa che gli ispirò la preghiera a S. Michele Arcangelo.

    Le prime parole di Leone XIV sono state contro la guerra e il male che «non prevarrà», quella guerra che è in noi prima che fuori di noi e tra le nazioni, nella violenza verso i più deboli, coloro che non hanno voce.

    Il 9 maggio, di fronte ai cardinali, definisce il dato caratteristico di «chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato (cfr. Gv 3,30)».

    Leggo in un articolo dal titolo significativo, This pope will roar (ovvero Questo papa ruggirà, «First Things» 9 maggio 2025), il seguente incipit:

    «È difficile in questi tempi bui non pensare al libro dell’Apocalisse. Eppure, è un libro di speranza che proclama: “Ecco, ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide!”».

    E ancora: «Faremmo tutti bene a ricordare le osservazioni del signor Beaver nelle Cronache di Narnia di C. S. Lewis su Aslan (allegoria di Cristo per l’autore): “Non è un leone addomesticato”. Non credo che lo sarà nemmeno Papa Leone XIV. Sarà un leone ruggente proprio come Leone XIII.»

    La stessa invocazione dell’Apocalisse è presente anche nella preghiera composta da S. Antonio da Padova e fatta incidere da Sisto V nell’esorcismo sul basamento dell’obelisco di piazza San Pietro: «Ecce Crucem Domini! Fugite partes adversae! Vicit Leo de tribu Juda, Radix David! Alleluia!». Un richiamo profetico al nome del nuovo papa?

    Immagine di apertura: Vista notturna della basilica di S. Pietro con l’obelisco vaticano, foto di Juan Rubiano, Wikimedia Commons

    Autore

    • Guido Bonarelli
      Guido Bonarelli

      Nato a Roma da famiglia di origine anconitana, si è laureato nel 1978 in Scienze Politiche e Sociali. Contemporaneamente agli studi universitari ha frequentato, nel 1975-77, un corso di giornalismo e un corso di diritto comunitario. In questi anni inizia la sua attività di volontariato con Associazione Italiana per la Gioventù Europea, Centro Giovanile per la Cooperazione Internazionale, Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale, Comitato Italiano Giovani per l’UNICEF. Autore di articoli di approfondimento su problemi riguardanti le relazioni internazionali e a tema economico, collabora negli stessi anni con diverse riviste (tra le quali Tutti, Lettera del MSOI, Studi Cattolici). Avvia quindi, nel 1978 una lunga esperienza professionale in materia editoriale. Nel 2006, intraprende l’attività di imprenditore agricolo in Umbria, dando vita ad un’azienda agricola multifunzionale, insieme azienda biologica condotta con pratiche colturali ecocompatibili e agriturismo. In parallelo ha da sempre rivolto il suo personale impegno alla ricerca storica.

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