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Autore: Guido Bassi
Bolognese, 70 anni, dal 1978 residente a Roma. Prima segretario nazionale ANIEM-CONFAPI, l’associazione edili di quella confederazione, quindi funzionario di vendita e formatore in campo editoriale. Per la Hachette fino al 1990, per la Treccani (agenzia per il Lazio) dopo. Laureato in giurisprudenza a Bologna. Sposato, due figli. Giovanili trascorsi studenteschi da critico cinematografico.
“Quando lo vedemmo in carcere per la prima volta Godot suscitò in noi detenuti un entusiasmo travolgente. In fondo è un testo sulla condizione umana, sulla persona. La nostra reazione di allora fu naturalmente la più ovvia. Eravamo dei reclusi dallo Stato californiano. La nostra vita consisteva nell’ aspettare la fine della pena, aspettare le visite dei parenti, aspettare il rancio o semplicemente aspettare dietro le sbarre. L’impatto con questo testo, insomma, fu notevole.” Rick Chuchey 19 novembre 1957. Da due secoli è il monumento in ferro e pietra di quella concezione “retributiva” della pena (“hai fatto soffrire qualcuno, devi…
Viene sempre il momento di fare i conti, e in guerra i conti sono sempre tristi. Per me tutte le guerre sono cattive. Non esistono buone guerre e non credo che esista un soldato pronto a darmi torto (J. Steinbeck.) Un articolo sulla guerra in Ucraina scritto una settimana prima della pubblicazione ha un’alta probabilità, nel momento in cui viene letto, di essere superato dagli eventi. Meglio rimanere ai fondamentali: la guerra oggi, dopo (e al posto di) quelle mondiali. Che rimarranno due, ancora per molto tempo. La più lunga, sporca, sanguinosa e coinvolgente di queste guerre è quella che…
Si chiamava Marie Luise Cruz, figlia di un Apache e di una donna “bianca” che siccome in Arizona i matrimoni misti erano illegali a sposarsi erano dovuti andare in California. Un’infanzia difficile, con un padre alcolizzato e violento, una madre poco responsabile, la tenda a ossigeno a tre anni per tubercolosi, i nonni come famiglia. Una vita da riserva indiana. Graziosa e minuta, i primi passi come modella e attrice e poi l’attività politica per i diritti della sua gente, che a vent’anni le procura le prime conoscenze importanti nel mondo del cinema. Niente di che, simpatie e basta: prima…
EMMA In un’altra parte del sito trovate un mio articolo recensione sul “Signore delle formiche” di Gianni Amelio. Sollecitato a scrivere qualcosa di politico, parto da lì. Da un film politico. Come tutti, neanche questo film mantiene, per tutta la sua durata l’intensità delle sue scene madri, e questo è ovvio. Un’opera lirica non è fatta solo di romanze. Ci sono scene e sequenze che portano avanti la storia e nascondono qualche insidia. Quella davanti al Palazzaccio collega il dentro e il fuori del processo. “Abbiamo una lista di firme lunga un chilometro” urla al megafono Graziella (Sara Serraiocco), la…
Fu celebre, a suo tempo, una battuta di Romolo Valli sul set di “Novecento”: “Attento, Bernardo, che troppi ‘hommages’ fanno un ‘plage'”. Ecco, questo, più o meno, era il plagio, un po’ per tutti, fino a non molto tempo fa. Ma il reato che fino al 1981, quando fu abolito dalla Corte Costituzionale, l’articolo 603 del codice penale designava come “plagio” nulla aveva a che vedere con la tutela della proprietà intellettuale. Ricalcato su un istituto del diritto romano che colpiva chi riduce in schiavitù un uomo libero, questo reato, assente dal codice Zanardelli, estendeva l’antica ipotesi della riduzione in…
Premessa. Il 20 maggio 1950 “Il Mondo” di Mario Pannunzio pubblicava una lettera a sei firme: Corrado Alvaro (fra i fondatori, un anno prima, del giornale), Carlo Levi, Elsa Morante, Alberto Moravia, Umberto Morra (il conte U. M. di Lavriano, biografo di Piero Gobetti), Toti Scialoja. Oggi possiamo trovarla nell’einaudiano “La vita nel suo movimento. Recensioni cinematografiche 1950-1951” di Elsa Morante, che forse l’aveva redatta. “Caro direttore, poche sere or sono, alla presenza di alcuni artisti, scrittori e critici, venne proiettato a Roma, in una piccola sala privata, il film “La terra trema” di Luchino Visconti”, iniziava la lettera, che…
Un problema di abbondanza è quello destinato ad imporsi a biblioteche e mediateche: dover allestire nei propri spazi una “Sala Pasolini”. A cento anni dalla sua nascita “in una città piena di portici”, continuano infatti ad uscire materiali di ogni genere. L’opera, così feconda e contraddittoria, dell’intellettuale più importante e discusso del nostro Novecento continua a ribollire per versatilità, vastità e ricchezza; per densità di suggestioni estetiche, artistiche, storico-filosofiche. Di nessun intellettuale italiano del secolo “breve” (e in Europa forse solo di Jean Paul Sartre) si è tanto scritto e parlato, discettato e cantato, in tutte le lingue della Babele…
Le trattative che hanno preceduto la rielezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica hanno visto alcuni partiti farsi promotori di una candidatura (quella dell’ambasciatrice Elisabetta Belloni) ispirata ad un’idea della carica molto diversa da quella del disegno costituzionale, espressa nelle figure dei dodici predecessori. Nata e tramontata in poche ore, prima ancora di concretarsi in proposta al Parlamento, questa ipotesi avrebbe costituito un precedente tanto paradossale quanto rischioso, e non solo per la tendenza che ha sempre da noi l’eccezionale (come la rielezione di un P.d.R.) a farsi rapidamente canonico. Le dimissioni di Luigi Di Maio dal Comitato di…
“Lungo i giardini consacrati al pianto / Si festeggiano i morti”. Una delle espressioni più serene, toccanti e felici del novembrino paradosso di Francesco Guccini, è in un bellissimo film in sala in questi giorni: “Madres paralelas” di Pedro Almodovar. “Madres paralelas” è il primo film di Almodovar sulla memoria storica spagnola. Un tema che solo lui poteva affrontare così, interpellando senza sussiego testa e pancia. I suoi protagonisti sono due teste, due cuori, due pance. E la nascita di una nazione. Per questo “Madres paralelas” è la migliore introduzione possibile alla storia, più personale, che mi premeva raccontare. Di…
I Debbo a un mio capo, nei primi anni romani, la conoscenza di un libro oggi di difficile reperibilità: “Roma Romagnola”, di Armando Ravaglioli. Nato a Rocca San Casciano alla fine della prima guerra mondiale, trasferitosi a Roma dopo la seconda come giornalista negli uffici stampa della politica, Ravaglioli sarebbe diventato uno dei più attivi divulgatori della storia di Roma, con decine di pubblicazioni fra cui questo repertorio di storie, nomi e facce della lunga, turbinosa attrazione fra i due capi del Tevere. Si va dall’antichità plautina alla “marcia su Roma” di Cesare (la prima, altre ne sarebbero seguite), rievocata…
